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caso sappada

Zaia: «Questo è l’emblema del nostro malessere»

 «Volete le comiche? Eccole: l'aula del Senato ieri sul caso Sappada». A Luca Zaia, presidente della Regione, viene da ridere piuttosto che da piangere di fronte al comportamento del Governo:  «Non si accorgono che questa è solo la punta di un iceberg. Il malessere riguarda tutto il Veneto, serve l'autonomia regionale»

VENEZIA. «Volete le comiche? Eccole: l'aula del Senato ieri sul caso Sappada». A Luca Zaia, presidente della Regione, viene da ridere piuttosto che da piangere di fronte al comportamento del Governo e, conseguentemente del Pd, sul voto in aula per il passaggio di Sappada al Friuli, a otto anni dal referendum. «C'è un governo che ha utilizzato e trascinato questa vicenda per metterci in difficoltà politica, senza capire che Sappada è solo la punta di un iceberg».

Questa mattina, a Venezia, il governatore del Veneto annuncerà il referendum per l'autonomia della Regione e la vicenda della comunità germanofona che vive ai piedi delle sorgenti del Piave cade a fagiolo. I sappadini, infatti, nel 2008 votarono, a stragrande maggioranza, per il ritorno alla “madre patria” del Friuli. Zaia ha sempre detto che vuole rispettare quell'esito, ma ha anche avvertito che c'è un rischio smottamento, non solo per la provincia di Belluno, ma per l'intero Veneto. «Una volta che sarà passata in Friuli Venezia Giulia», argomenta il presidente del Veneto, «ci sarà un nuovo comune confinante che chiederà di cambiare regione. Le motivazioni che sottendono a queste richieste, al di là di motivi culturali e storici, sono principalmente economiche».

Proprio per questo l'esecutivo dovrebbe capire che «Sappada è solo un sintomo del malessere che c'è in tutti i 579 comuni di Veneto» e dovrebbe «riconoscerci maggior autonomia».

«Su questo tema», assicura Zaia, «lo metteremo spalle al muro senza nessuno sconto». «Io sono per l'autodeterminazione per tutti», ha concluso, «ma in questa fase dobbiamo essere compatti ed evitare una guerra fra poveri: sarebbe come se, durante la Resistenza, i giovani migliori invece di combattere fossero scappati. Il vero tema, oggi, è restare in Veneto e rivendicarne l'autonomia».

Zaia, a questo punto, un sorriso se lo concede anche per quanto ha dichiarato ieri la sua collega del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, che ha aperto le porte della sua Regione ai bellunesi. «Io, per la verità, ho già aperto le porte a Trento e Bolzano e con loro stiamo già realizzando ambiziosi progetti come quello del treno delle Dolomiti. Se Sappada passerà al Friuli, e se altre comuni ne seguiranno l'esempio, è evidente che, a quel punto,

saremo noi stessi a invitare Trento e Bolzano a scendere fino al mare».

Il presidente del Veneto, però, è convinto che con il referendum che annuncerà questa mattina, l'intera Regione potrà godere di un'autonomia pari a quella della vicina regione e delle vicine province.(fdm)

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