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Carte del Vajont all’Aquila dopo l’inserimento nel web

Longarone. Il direttore dell’Archivio di Stato abruzzese puntualizza l’iter «L’ordinamento archivistico non segue la sola pertinenza topografica»

LONGARONE. La legge prevede che l’archivio del Vajont resti all’Aquila. È il succo della lettera del direttore dell’Archivio di stato del capoluogo abruzzese, Daniela Nardecchia dopo gli interventi degli ultimi giorni sul futuro delle carte del processo.

«Contiamo molto che, con la conclusione del progetto archivistico sulle carte del Vajont, quando tutta la documentazione sarà accessibile in rete, la discussione sull’ubicazione fisica delle carte possa perdere quella feticistica esasperazione che in un mondo globale interconnesso dal web appare anche del tutto anacronistica», dice Nardecchia. Le carte del processo oggi sono a Belluno per la digitalizzazione, processo che consentirebbe, secondo Nardecchia, larga fruizione e maggiore tutela degli originali.

La Nardecchia ripercorre il caso Vajont: dal processo penale di primo grado sul disastro, tenutosi al Tribunale dell'Aquila, al processo di primo grado terminato nel dicembre 1969, arrivando alla stipula della convenzione, il 1° ottobre 2007, con cui Tribunale e Archivio di Stato dell’Aquila si accordavano sull’attuazione di un grande progetto di tutela e valorizzazione del patrimonio storico. «In base a detta convenzione, la documentazione è stata depositata anticipatamente all’Archivio di Stato dell’Aquila dal Tribunale», aggiunge la Nardecchia, «che ne ha conservato la titolarità fino al 25 marzo 2011, data di scadenza del quarantennio».

I tragici eventi del terremoto dell’Aquila del 2009 hanno poi reso inagibile l’edificio dell’Archivio, ma l’aver protetto l’archivio del Vajont in armadi blindati, ha consentito il suo salvataggio. «Si è quindi pervenuti alla stipula di una convenzione in base alla quale temporaneamente l’archivio Vajont è stato trasferito dall’Archivio di Stato dell’Aquila a quello di Belluno per effettuarvi il proseguimento delle operazioni di inventariazione ai fini della selezione e riproduzione digitale dei documenti storicamente più rilevanti per l’inserimento in rete con gli inventari».

«Pur se è molto comprensibile il desiderio di tanti cittadini dei paesi interessati alla memoria dei tragici eventi del Vajont di trasferire definitivamente le carte del processo all’Archivio di Stato di Belluno», continua, va sottolineato «che il processo fu legittimamente trasferito all’Aquila e si svolse presso quegli organi giudiziari e che, di conseguenza, secondo le leggi vigenti esso doveva essere da questi conservato e versato allo scadere del quarantennio all’Archivio di Stato dell’Aquila. In uno stato di diritto, queste circostanze dovrebbero essere sufficienti a escludere che si possa estrapolare uno dei processi appartenenti a un archivio di un organo giudiziario, per collocarlo nel luogo dove hanno avuto sede gli eventi in esso contemplati». «Se l’estrapolazione fosse generalmente consentita

in tutti i casi simili, gli archivi pubblici verrebbero sistematicamente smembrati», chiosa. Cioè, «L’ordinamento archivistico prevede che la documentazione sia ubicata secondo il principio della pertinenza giuridicoistituzionale e non secondo la sola pertinenza topografica». (m.r.)

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