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Latte: 250 allevatori rischiano la morte nel giro di pochi mesi

Deludente lo scenario europeo nell’incontro con Dorfmann che consiglia: «Va rafforzato e ampliato l’intero settore»

BELLUNO. «È la morte del settore lattiero-caseario». La drammatica sentenza è emersa giovedì, durante l’incontro tra gli allevatori e l’europarlamentare Dorfmann. Pochi indennizzi, troppi indebitamenti e ancora nessuna politica salvagente hanno già condannato alla chiusura decine di stalle in tutta la provincia. Sono 250 quelle ancora aperte nel Bellunese, grazie a mutui esorbitanti e alla tenacia degli allevatori che non possono accettare di fare la parte degli sconfitti in una lotta totalmente impari.

«Prima di piegare le sorti del mercato agli interessi delle multinazionali, andava tutto meglio», spiegano gli allevatori, «nel 2013 è cominciata la sovraproduzione, prima ancora dell'abolizione delle quote latte (1 aprile 2015) che tenevano sotto calmiere i prezzi, poi è cominciato l'embargo russo, ora la Cina guarda all'occidente con interessi mirati al settore lattiero-caseario».

Se non ci fosse Lattebusche ad aprire il paracadute di emergenza, saremmo già al collasso. E nello stesso tempo è anche la fine della manutenzione del territorio. Senza vacche al pascolo i prati non verranno più curati, il bosco non verrà più arginato, il dissesto idrogeologico regimato.

«Ci stanno chiedendo di non produrre più latte», sbotta Gianni Slongo del comitato Allevatori Bellunesi, «almeno ci diano dei contributi per la manutenzione del territorio, visto che lo stiamo facendo gratis da anni». Le alternative produttive non ci sono e i costi di produzione sono sempre troppo alti. È anche l'epilogo delle tradizioni locali, della storia economica e sociale del Bellunese, costretto da politiche sovraterritoriali a sottomettersi, a conformarsi. Ma in montagna questo non è possibile: il prezzo da pagare è insostenibile.

Il dramma è in scena ormai da mesi: l'ultima speranza si è spenta ieri dopo l'incontro di un manipolo di allevatori («Troppo pochi», esclama Slongo deluso) e delle associazioni di categoria con Herbert Dorfmann, eurodeputato SVP e membro della commissione Agricoltura, portatore degli interessi anche del Bellunese di fronte al commissario delegato Phil Hogan.

L'incontro è stato organizzato dal Bard assieme agli Allevatori bellunesi, con il sostegno della Provincia (in prima fila Ezio Lise, affiancato da Fulvio Valt). Le buone intenzioni europee ci sarebbero anche, come quella di «approvare un nuovo pacchetto latte entro la primavera, ma non di ripristinare le quote», che, ricorda Dorfmann, «sono state abolite con largo favore della politica italiana. In Europa si producono 152 milioni di tonnellate di latte l'anno: se dovessimo stimare il valore di un centesimo al chilo, l'Unione dovrebbe sborsare 1 miliardo e mezzo di euro. Soldi che non ci sono».

Una parte però sì: «Sono stati stanziati 500 milioni per contrastare la crisi del latte, 420 agli Stati membri, 80 all'Italia». Ma questo non basterà ad arginare l'emergenza. Slongo non usa mezzi termini: «Abbiamo i mesi contati».

«Servono sussidi per la montagna e le zone periferiche, una distribuzione più equa dei fondi inclusi nel Primo pilastro UE, ma soprattutto più unità e più forza politica da parte della montagna», replica Dorfmann, «non bisogna soffermarsi solo sul comparto del latte: bisogna rafforzare l'intero settore agricolo. Stiamo compilando un documento europeo per unire ancora di più la zona

alpina, a capo ci metteremo l'Austria: vogliamo inserire anche i vostri contributi per salvaguardare la produzione del latte sul lungo periodo». C'è da vedere se il documento riuscirà ad arrivare sui giusti tavoli prima dello sfacelo. Inutile smorzare i toni: qui si fa il latte o si muore.

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