Quotidiani locali

Lo spopolamento e i fondi di confine: domani il confronto

All’Hotel Astor il dibattito pubblico organizzato dal Corriere con il Comitato ex Odi: interviene il presidente De Menech

BELLUNO. «Conversazioni sulla montagna. Spopolamento, un declino irreversibile?».

È questo il titolo di un incontro che il Corriere delle Alpi e il Fondo Comuni Confinanti hanno organizzato per domani mattina, nella sala convegni dell’hotel Astor in piazza Martiri a Belluno. Appuntamento alle 10.30 con Paolo Cagnan, condirettore del Corriere delle Alpi, Marcella Corrà, caporedattore del Corriere, e con Roger De Menech, deputato e presidente del Comitato paritetico del Fondo Comuni Confinanti.

Il tema dello spopolamento è stato affrontato nelle ultime settimane dal Corriere delle Alpi con una serie di articoli poi raccolti in un focus che si può leggere dal sito www.corrierealpi.it. Il dossier “spopolamento” si compone di diversi capitoli che cercano di affrontare i vari aspetti della tematica: dalla fotografia attuale della popolazione (indice di vecchiaia, anziani, nascite, stranieri), alle cause che sono alla base del fenomeno (natalità in calo, tagli ai servizi, negozi chiusi, enti locali senza più soldi), passando alle storie di chi continua a vivere e cercare di resistere sul territorio, alle richieste di autonomia, a tutto il fronte della specificità.

Il dossier viene arricchito giorno per giorno da altre testimonianze, da nuove situazioni difficili, sempre più numerose. Non passa giorno ormai che il giornale non debba registrare criticità e problemi. È di ieri la notizia che un intero paese è rimasto senza banca e senza bancomat. L’unica banca esistente a Quero Vas ha chiuso i battenti. Resta solo una filiale a Fener.

Nello stesso tempo, ci sono aziende che continuano a resistere, anche in zona quasi marginali come il Comelico. E anche di queste storie continuiamo a dare conto.

Di fronte ad una situazione così precaria, come risponde la politica? Autonomia, specificità, legge regionale 25, legge Delrio sulle Province. Sono parole che usiamo molto spesso ormai. Anche se concretamente non si vedono ancora gli effetti, in particolare per quanto riguarda l’applicazione della specificità, si vedono invece bene le conseguenze della legge che ha cambiato completamente le Province.

In questo panorama si sono inseriti i Fondi per i Comuni di confine, noti all’inizio come fondi Brancher, poi fondi Odi, ora FCC. Ci sono state enormi aspettative fin da quando sono stati istituiti: 80 milioni all’anno dovevano e devono servire per dare una boccata di ossigeno alle Province confinanti con il Trentino Alto Adige, dalla Lombardia al Veneto. Pur divisa tra cinque province, la quota bellunese è comunque consistente. Tale da suscitare molte attese, dal mondo economico e da quello politico-amministrativo, dai singoli comuni, alle Unioni montane, alla Provincia.

L’assegnazione dei fondi è andata molto a rilento. Alla fine del 2014 solo 6.7 milioni erano stati distribuiti, in tutte le cinque province interessate: considerato che il fondo è attivo dal 2010, i soldi fermi

ammontavano a 235 milioni. Ora l’iter si sta velocizzando, ma ancora nel Bellunese non si percepisce il peso di una notevole mole di denaro (24 milioni all’anno per il Bellunese). Quando i fondi saranno a regime, potranno rappresentare una svolta per il territorio?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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