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«La soluzione è il treno delle Dolomiti»

Danta. Roberto De Martin, già presidente Cai, resta contrario all’autostrada ed è perplesso sulla chiusura dei passi

DANTA. Non ha dubbi Roberto De Martin: la priorità infrastrutturale per la provincia di Belluno è il treno delle Dolomiti, con l'elettrificazione di tutta la rete. Soltanto successivamente si potrà parlare di chiusura ad ore dei passi dolomitici e di altre strade turistiche. Il proseguimento dell'Autostrada? Verso Nord assolutamente no; semmai è necessario aggiustare la viabilità ordinaria. E da questo punto di vista De Martin suggerisce di studiare un eventuale tunnel tra Cortina e la Val Badia. L'A27 verso Est, invece, si può ristudiare, purchè sia in tunnel. Ma chi è De Martin? È stato uno dei più apprezzati presidenti generali del Cai. Vive a Danta di Cadore, è presidente del Film Festival di Trento e ha diretto per qualche anno l'Associazione industriali di Belluno.

Il 9 settembre, sul passo Pordoi, i Club alpini della regione dolomitica si riuniranno per discutere delle misure da adottare per l'intenso traffico estivo sui valichi. Preferisce la chiusura o il pedaggio?

«È un tema sul quale il Cai si è pronunciato anche nel passato. Non si può generalizzare. Le Province di Trento e Bolzano, essendo puntualmente infrastrutturate, hanno scelto bene una sperimentazione sul Sella, mi sembra con la chiusura un giorno alla settimana, per qualche ora. Sulla base dell'esperimento poi si procederà o si adotteranno altre misure».

Non vede la stessa fretta per i passi bellunesi?

«È una questione di tempistica, ma in altro senso. Ai nostri passi non ci può che arrivare in auto. Quando si materializzerà il treno delle Dolomiti, si potranno studiare eventuali misure».

Per il treno delle Dolomiti ci vogliono almeno 10 anni.

«I presidenti Arno Kompatscher e Luca Zaia non ci deluderanno. Sono certo che faranno più in fretta possibile. La ferrovia va potenziata nel suo complesso, con l'elettrificazione e con il collegamento da Calalzo alla Val Pusteria. È una priorità assoluta per portare turisti sulle Dolomiti. Anche la Fondazione Dolomiti Unesco dovrebbe spendersi in questo senso».

Bolzano propone un secondo treno, per la Val Gardena e la Val Badia, fino a Cortina.

«Ben venga ma è prioritario procedere con l'opzione istituzionale. Perché, invece, non studiare un collegamento diretto con queste valli, attraverso una galleria?».

Per i mondiali di sci a Cortina, nel 2021, forse si vedrà solo l'aeroporto.

«Non so se è una scelta vincente. Non credo. Il mercato è limitato. E Bolzano vuol rilanciare il suo di aeroporto».

C'è chi insiste per riaprire il capitolo dell'A27.

«Nel pellegrinaggio ecumenico in Valvisdende ho ricordato le battaglie che facemmo a Padola, con la Regola, per contrastare il progetto di attraversamento autostradale. L'asfalto sarebbe uscito dal Col d'la tenda. Il sindaco Staunovo Polacco non potrebbe immaginare progetti interessanti se ci fosse l'autostrada».

Ma proprio il suo Comelico è isolato, come altre aree della provincia.

«Sono stati programmati dei lavori, ambientalmente compatibili, sulla statale di Alemagna. Si proceda, con la stessa filosofia, per gli altri punti neri della viabilità. Un'autostrada di attraversamento delle montagne di confine non è permessa dalla Convenzione delle Alpi. Semmai, quando ci sono le condizioni, si riprenda lo studio del collegamento con l'A23, oggi sottoutilizzata, lavorando sempre con i tunnel. Ma, ripeto, la priorità assoluta è il treno».

Dove recuperare un miliardo e 200 milioni?

«Il Brennero è in continuo finanziamento. Si provi ad immaginare questa linea collegata a quella del Brennero, avendo come destinazione le Dolomiti e Venezia».

Gli ortodossi, in Valvisdende, hanno sollecitato a chiedere perdono per l'abuso che abbiamo fatto del creato.

«Sì, bisogna chiedere perdono. Pensiamo solo alla moltiplicazione delle centraline idroelettriche. Ma, attenzione: non si perda l'autostima, di cose positive ne abbiamo fatte. In Comelico andiamo a testa alta per il no all'autostrada.

Il Cai ha costruito rifugi e bivacchi. Il sentiero Frassati di Danta testimonia un rapporto diverso con le terre alte. E poi le molteplici iniziative sociali, ma soprattutto l'impegno per il riconoscimento Unesco delle Dolomiti come patrimonio dell'umanità».

Francesco Dal Mas

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