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Treno delle Dolomiti, l’aut aut di Bolzano sull’elettrificazione

La Sad minaccia di non procedere con il mega progetto senza le garanzie sulla sistemazione delle linee esistenti

BELLUNO. Nessuno vuol scherzare col fuoco, né il Governo, tantomeno la Regione. Ma l’effetto è proprio questo. Ambienti vicini alla Sad, la società che sta progettando il treno delle Dolomiti per conto della Provincia di Bolzano in cooperazione con il Veneto, ha fatto sapere che il cantiere salta se non viene assicurata l’elettrificazione da Venezia alla Val Pusteria. Quindi non solo per il collegamento che verrà (tra Calalzo, Cortina e Dobbiaco), ma anche per la tratta Conegliano, Belluno e Calalzo, nonché per quella tra Castelfranco e Belluno.

Siccome il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha scommesso sostanzialmente la sua seconda legislatura sul treno delle Dolomiti e ha trovato sponda anche nel ministro delle infrastrutture Graziano Delrio, oltre che in Arno Kompatscher, presidente della Provincia di Bolzano, lo stesso Zaia non vuole assolutamente rinunciare. La conseguenza è presto detta. L’assessore regionale alla mobilità, Elisa De Berti, ha minacciato di far saltare il contratto di servizio con le Ferrovie che nella formula dei 10 anni più 5 (anni) comporterebbe investimenti, in tutto il Veneto, per oltre 300 milioni. È la formula a cui punta Trenitalia, che teme l’alternativa, quella dei 6 anni più 3, con seguito di gara. La blindatura lunga sta bene alla Regione, a due condizioni: l’elettrificazione ed il treno delle Dolomiti. Treno che non avrebbe senso con il diesel.

Sad, quindi Bolzano, sono disponibili a mettersi in gioco se da Venezia si potrà arrivare a Lienz attraverso Dobbiaco e la Val Pusteria. E se da Cortina si potesse agganciare Bolzano, non solo con il treno già elettrificato della Pusteria, ma anche con la direttissima immaginata da Helmut Moroder attraverso la Val Badia e la Val Gardena. Ecco perché con questa prospettiva l’assessore De Berti è rimasta scioccata dall’annuncio del viceministro Riccardo Nencini, sulla base della nota che gli ha passato Rfi: entro il 2020 sarà elettrificata solo la Conegliano-Vittorio Veneto.

Dura la sua nota dell’altroieri, con la minaccia di far saltare il contratto di servizio. Ma dura anche la risposta, ieri, del viceministro Nencini. «L’assessore De Berti ha avviato una polemica senza alcun fondamento sull’assetto ferroviario nel Bellunese», ha commentato l’esponente del Governo. «L’impegno ad oggi assunto con tanto di fondi investiti riguarda l’elettrificazione del tratto Conegliano-Vittorio Veneto», ha specificato, «Da troppi anni se ne parlava, adesso il Governo interviene e fa. Una certa differenza rispetto alle promesse generiche del passato che l’assessore dovrebbe ricordare trattandosi di governi amici».

Per quanto riguarda invece il cosiddetto “anello basso”, Nencini ha ribadito che andrà utilizzato il Contratto di Programma 2017 tenendo conto che i Mondiali di sci a Cortina nel 2021 vanno affrontati con la maggiore efficienza trasportistica possibile. «Mi auguro che il viceministro si renda conto, qualcuno gli riscriva un appunto, che la durata del contratto di servizio della Regione Veneto con Trenitalia, e il relativo volume di investimenti, è appeso alla promessa del Governo di elettrificare quelle tratte» è la risposta dell’assessore De Berti. «Comunque, a proposito di governi amici, la presidenza Zaia è la prima a essersi posta e ad aver posto ai Governi nazionali e alle Ferrovie dello Stato il tema della elettrificazione di una innervatura fondamentale del trasporto alpino. Non risulta che i paladini della elettrificazione fossero così attivi e veementi prima che questa giunta ponesse con forza una questione prioritaria e vitale per il Bellunese».

Basta polemiche, interviene il Bard: «Chiediamo solo chiarezza e rispetto. Non è un tema che può essere giocato sul tavolo della campagna referendaria. Ci uniamo all’appello dell’assessore De Berti nel chiedere chiarezza e certezze al Governo. Le rassicurazioni però devono arrivare dal Ministero delle Infrastrutture, non da altri: il viceministro Riccardo Nencini a Vittorio Veneto ha frainteso le comunicazioni di Ferrovie dello Stato? Bene, allora sia lui a dare l’interpretazione autentica delle sue dichiarazioni». Come sanno i 50 presenti al convegno di Vittorio Veneto, l’onorevole De Menech compreso, Nencini ha letto un’informativa Rfi ed è stato oltremodo corretto nel presentarla. Proprio per questo il Bard precisa che serve chiarezza. E a proposito del Treno delle

Dolomiti precisa: «Per il Bellunese», ha spiegato Bona, «è fondamentale un sbocco a nord. Per noi, il tracciato deve passare per Auronzo e Cortina, direzione San Candido attraverso la Pusteria. Il trenino “nostalgico” da Bolzano a Cortina d’Ampezzo non è quello che serve a questo territorio”.

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