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Un nuovo sismografo nella sede dell’Arpav

BELLUNO. La rete di rilevazioni di eventi sismici presente in provincia si arricchisce di una nuova stazione sismologica. Il sofisticato strumento è stato installato nell’immediata periferia del...

BELLUNO. La rete di rilevazioni di eventi sismici presente in provincia si arricchisce di una nuova stazione sismologica. Il sofisticato strumento è stato installato nell’immediata periferia del capoluogo, nella sede dell’Arpav di via Tomea, e va ad aggiungersi a quelli già presenti a Ponte nelle Alpi, nella scuola media “Pertini”; a Danta di Cadore, vicino al cimitero comunale; a Falcade, a Passo Valles (la più alta stazione dolomitica italiana).

La nuova stazione, con sigla “BLL”, è stata inserita nella rete accelerometrica nazionale denominata “Ran”. E, insieme alle altre stazioni, fa parte del progetto europeo Interreg Italia-Austria “Hareia”. Un progetto che, per gli ottimi risultati dati in questi anni, sarà ampliato già dal 2017. «L’idea è quella non solo di incrementare le centraline di rilevamento, ma di iniziare a monitorare, in territorio transfrontaliero, anche gli edifici», spiega Giovanni Costa, professore dell’Università di Trieste, il cui Dipartimento di matematica e geoscienze ha dato supporto per l’installazione della stazione all’Arpav. Il nuovo strumento - all’apparenza una semplice scatola nera - è di tipo “Strong Motion”, ovvero idoneo a registrare eventi rilevanti anche a grande distanza (come quello verificatosi di recente nel Centro Italia). In una stanza interrata e ancorata al terreno, la centralina è autoalimentata e funziona anche nel caso in cui salti la corrente elettrica. È inoltre collegata a un velocimetro, che registra le amplificazioni del moto, e a un computer.

«La stazione rileva i movimenti tellurici e li trasferisce in tempo reale all’Università di Trieste, che li rielabora e li trasmette alla Protezione civile, la quale li utilizza per l’attivazione di eventuali soccorsi», mette in evidenza l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin. «Nell’immediato si rileva l’intensità del terremoto, epicentro e ipocentro e le zone in cui ci sono stati i maggiori danni».

La rete nazionale conta oltre 500 sismografi in tutta Italia. «La nuova stazione», fa presente Rodolfo Bassan, direttore Arpav di Belluno, «è significativa, perché inserita nel tessuto urbano della città. La strumentazione è in grado di restituire dati ottimali anche in caso di terremoti forti nell’area di installazione, senza rischi di saturazione».

Bottacin ha ricordato che la provincia di Belluno è classificata come sismica: «Pensiamo al terremoto che il 18 ottobre del 1936 fece una ventina di morti in Cansiglio. Era 5,9 della scala Richter. Quello del 1873 a Belluno fu del 6,3. Non siamo “a rischio zero”. Nonostante i sismi non siano prevedibili, bisogna essere pronti anche sul fronte dell’autoprotezione, ossia delle regole base su come comportarsi in caso di terremoto. Alcuni sindaci bellunesi mi chiedono di fare incontri

sul territorio per parlare di questi temi, ma non sempre la popolazione è ricettiva e sarebbe auspicabile maggiore sensibilità. E, purtroppo, i fondi nazionali per miglioramenti e adeguamenti strutturali, fino al 65% per la prima casa, sono ancora poco sfruttati».

Martina Reolon

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