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Dopo il voto

Referendum, sulle Dolomiti un’enclave riformista

A Zoppè, Lorenzago e Soverzene i Sì superano i No. Bortolot: «Affluenza record grazie ai gelatieri dalla Germania»

BELLUNO. Lontani dai salotti della politica, immersi sei mesi l'anno nella democrazia federale tedesca. Potrebbero essere loro, i gelatieri bellunesi, gli artefici della presa di posizione “riformista” del piccolo Comune di Zoppè di Cadore, 229 abitanti alle pendici del monte Pelmo. Insieme a Soverzene e Lorenzago di Cadore (rispettivamente 389 e 549 abitanti), forma un minuscolo avamposto governativo nel territorio che va dalle vette delle Dolomiti alla laguna di Venezia. Un'area, quella delle province di Treviso, Padova e Venezia, che ha detto chiaramente No alla riforma costituzionale proposta da Matteo Renzi. Il Bellunese non è stato da meno – il Sì non arriva neppure al 40% – eppure bastano 12 voti favorevoli per assegnare a Zoppè l'etichetta di riformista per un totale di 75 schede a favore.

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Impossibile conoscere nel dettaglio le ragioni di questo risultato. Alcune ipotesi, però, si possono fare. «Nel nostro Comune ci sono tanti gelatieri» spiega il sindaco Renzo Bortolot, «e molti sono qui in questo periodo. In tanti hanno ritirato la tessera elettorale e forse, con l'esperienza della Germania negli occhi, hanno voluto dare al Paese un segnale di cambiamento». A Zoppè il voto è solitamente filogovernativo, spiega il sindaco, ma l'affluenza è stata più alta del normale. «Abbiamo superato il 50%» nota Bortolot, «non succede neppure in occasione delle elezioni comunali». Che di solito sono in primavera, quando i gelatieri sono all'estero.

Anche a Soverzene bastano una manciata di voti per andare in controtendenza rispetto al dato nazionale. «I Comuni più piccoli farebbero di tutto pur di farsi notare» ironizza il sindaco di Soverzene Sabrina Graziani, «scherzi a parte, è la dimostrazione che ogni cittadino è libero di votare come vuole».

Lei, al vertice dell'amministrazione comunale dal 2012, avrebbe forse sperato che Soverzene venisse ricordata come il Comune con la più alta affluenza. «Abbiamo avuto una percentuale di votanti dell'80,3%» ricorda, «una dimostrazione di grande impegno civile». E invece è destinato ad essere ricordato come uno dei tre Comuni “ribelli” della provincia di Belluno.

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«Io ho sostenuto il No» racconta il sindaco, «ma a differenza di altri colleghi che si sono esposti pubblicamente non ho mai fatto propaganda in paese. Mi avevano chiesto anche di partecipare ad un incontro ma ho rifiutato». La campagna referendaria, molto agguerrita in provincia di Belluno soprattutto grazie all'unione di Lega, Forza Italia e del partito autonomista Bard, è arrivata anche alle pendici del Col Nudo. Una guerra combattuta all'ultimo voto e vinta dal Sì per appena 12 schede su un totale di 260 voti. «In paese c'è una forte componente Pd» spiega il sindaco, «e questo potrebbe aver influito. Inoltre ci sono molte persone anziane che si sono informate principalmente attraverso la televisione: mentre a livello locale il No era molto presente, in tv Renzi era onnipresente. I gelatieri nel nostro caso non c'entrano».

Per il sindaco di Lorenzago di Cadore Mario Tremonti «la gente ha votato in modo sereno, guardando all'argomento della riforma costituzionale». In Comune non sono stati organizzati incontri informativi, eppure l'affluenza ha superato il 70% con una percentuale di Sì del 55%. «Non c'è stato nessun tam tam referendario» aggiunge, «il voto è stato ponderato. Evidentemente i cittadini hanno pensato di poter cambiare qualcosa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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