Quotidiani locali

comelico superiore

Restaurati grazie all’Interreg 18 antichi cippi di confine

COMELICO SUPERIORE. Se la Marmolada rischia una nuova “guerra” dei confini, sull'ex frontiera tra Comelico Superiore, Sesto Pusteria e Kartitsch scoppia la pace. E' stato infatti avviato un...

COMELICO SUPERIORE. Se la Marmolada rischia una nuova “guerra” dei confini, sull'ex frontiera tra Comelico Superiore, Sesto Pusteria e Kartitsch scoppia la pace. E' stato infatti avviato un progetto per il recupero, attraverso restauro, dei 18 cippi di confine del 1753. Un progetto Interreg studiato insieme da Comelico Superiore e Kartitsch, in collaborazione con l'Azienda del turismo di Sesto. I cippi, alcuni dei quali alti 2 metri, saranno collegati da un sentiero. Ciascuno verrà rimesso in sesto, alcuni infatti sono piegati; tutti saranno restaurati in modo da ritornare all'originaria fattura. Il sindaco Marco Staunovo Polacco ricorda che, diversamente dai tradizionali conflitti sulla divisione di un territorio, in questo caso l'Impero Austro Ungatico e Venezia, quindi i dogi, si misero pacificamente d'accordo. I cippi servivano per delimitare le proprietà e regolare pacificamente le antiche e ricorrenti contese sui pascoli alti. Achille Carbogno è il più autorevole studioso della materia. E' stato il Congresso di Rovereto, iniziato nel 1750 e voluto dai due regnanti di Vienna e di Venezia, a definire tutte le zone di confine dall'Adige all'Adda, dal Brenta all'Isonzo. Sulla base delle carte già definite – racconta Carbogno nei suoi studi – vennero collocati nei punti prefissati i 18 cippi previsti: 2 nel cengio, cioè scavati nella roccia, con la collocazione degli armi rispettivi (un sorridente leone marciano per la Regina dell'Adriatico e uno sfarzoso stemma bandierale per la casa d'Austria); 6 cippi principali in forma di colonna, belli tozzi, alti complessivamente 6 piedi abbondanti (oltre due metri con la base interrata), collocati nei punti di rilievo più importanti per consentire un controllo a vista: dovevano anch'essi recare due formelle in marmo con inciso il leone alato di San Marco in pietra giallastra di Castellavazzo (o paglierino d'Istria) per la parte veneta, e gli scudi imperiali in bianco marmo di Falzes per il versante austriaco, il tutto raffermato

da barre di ferro; infine 10 cippi intermedi, più semplici, senza formelle e armi, alti comunque 5 piedi, per le suddivisioni interne. Inoltre, ogni cippo doveva recare scolpita una doppia numerazione progressiva, numerica e alfabetica, e ben evidente il millesimo 1753. (f.d.m.)

TrovaRistorante

a Belluno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

TORNA IL CONCORSO PIU' POPOLARE DEL WEB

Premio letterario ilmioesordio, invia il tuo libro