Quotidiani locali

veneto strade

La rabbia dei sindaci: «Fermiamo i treni»

La proposta di Perenzin (Feltre) accende gli animi nella sala di Villa Patt dove si sono riuniti i primi cittadini. «Non serve bloccare il ponte Cadore, dobbiamo fare gesti eclatanti»

SEDICO. Sindaci pronti a tutto, anche ad azioni eclatanti e non proprio legali per garantire la viabilità in provincia di Belluno. Lo hanno dichiarato apertamente ieri mattina all’assemblea di Villa Patt, dove erano riuniti per la questione di Veneto Strade. Oltre una cinquantina gli amministratori presenti su 64 comuni.

«Basta chiedere allo Stato i soldi. Noi non dobbiamo chiedere, ma ordinare. Perché il popolo ordina se ha bisogno. E quindi non serve a niente bloccare il ponte Cadore, dobbiamo andare alla stazione di Padova e bloccare tutti insieme l’alta velocità. Dobbiamo essere pronti ad alzare il tono della protesta». Non usa mezzi termini il sindaco di Feltre, Paolo Perenzin, che accende gli animi. Parlando dell’ordine del giorno presentato dalla presidente Larese Filon, che riporta tutti i tagli subiti da Palazzo Piloni in questi anni, lo definisce «un bollettino di guerra».

La misura è colma e lo fanno ben capire tutti gli amministratori. Sono venuti da tutto il territorio e la speranza (disattesa) in molti è di uscire con qualcosa di concreto in mano: un cronoprogramma sulle azioni da fare per risvegliare nei palazzi romani l’interesse per la provincia di Belluno. «Dovremo essere tutti d’accordo», stimola ancora Perenzin, prendendosi gli applausi anche dei lavoratori di Veneto Strade. «Perché facendo queste azioni rischiamo una denuncia penale, ma se siamo tutti uniti lo possiamo fare. Perché ora si parla di strade, ma presto toccherà alle scuole, ai nostri acquedotti. E non possiamo attendere di fare i lavori su queste strutture con le tariffe dei cittadini».

Pronto a tutto è anche il sindaco di Sospirolo, Mario De Bon, che chiede subito il cronoprogramma delle iniziative da mettere in campo per salvare la viabilità. «Decidiamo la data in cui i primi cittadini porteranno fascia e chiavi del municipio in Prefettura», dice suscitando il consenso degli astanti.

All’appello non poteva certo mancare l’amministratrice del comune di Santo Stefano, Alessandra Buzzo, sempre pronta a battersi per il territorio. «Sono qui anche come presidente dell’Unione montana e del Bard per dire che non c’è più tempo, che questa provincia sta morendo e che Veneto Strade è l’emblema di quello che sta capitando. Se perdiamo questa battaglia avremo perso tutti».

Anche il sindaco del capoluogo, Jacopo Massaro interviene dicendosi contrario a eventuali blocchi di servizi, ma prefigurando la triste necessità che «dal primo marzo dovremo ricorrere alle ordinanze per chiudere le strade. E allora ce lo dirà lo Stato dove passeremo. Quello Stato che, se non è in grado di garantire la viabilità normale, mi chiedo come farà a garantire quella di Cortina 2021?». E poi ironicamente evidenzia come lo Stato, che dovrebbe garantire i posti di lavoro «parla di mettere in cassa integrazione i suoi dipendenti. Noi abbiamo sprecato tempo e risorse per fare lavoro di ricognizione dei costi standard e dopo non ci sono i soldi per le strade. Non possiamo essere succubi del Ministero dell’Economia», ha concluso Massaro. «Non si devono toccare le risorse straordinarie che servono per altri scopi di sviluppo economico-sociale».

Anche dal sindaco di Comelico Superiore, Marco Staunovo Polacco viene l’appello a non utilizzare i soldi destinati al dissesto idrogeologico che vengono dalla Regione. Appelli che saranno raccolti in questi giorni e che saranno discussi venerdì nella nuova assemblea dei sindaci convocata nel caso in cui non dovessero arrivare buone notizie da Roma.

TrovaRistorante

a Belluno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

I SEGRETI, LE TECNICHE, GLI STILI

La guida al fumetto di Scuola Comics