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Aggressione in via Loreto, il racconto della barista: «Ho telefonato io al 112»

Qiu Jingjing del Loreto esclude di aver servito i kosovari: «Tutto è successo fuori». Sentiti i testimoni dell’aggressione di lunedì: non ci sono ancora misure cautelari

BELLUNO. Il bar non c’entra niente. L’aggressione ai tre Shani da parte dei quattro Rexhaj, dopo l’udienza per minacce dal giudice di pace, è avvenuta in strada e la barista del bar Loreto ha sul telefonino la prova di aver chiamato prima la polizia e poi anche i carabinieri. Se è così, non si vede come possa scattare il provvedimento di sospensione della licenza annunciato, nell’immediatezza dei fatti, dal questore Michele Morelli.

Rissa a Belluno dopo un processo Hanno deciso di farsi giustizia da soli nonostante fossero appena stati dal Giudice di Pace. Due gruppi di uomini sono venuti alle mani tra via Garibali e via Loreto a Belluno. Il bilancio è di tre feriti portati all'ospedale cittadino LEGGI L'ARTICOLO

I carabinieri stanno conducendo le indagini sull’ipotesi di reato di lesioni aggravate, dopo aver escluso quella iniziale di rissa: hanno visionato i filmati amatoriali girati dai testimoni e sentito a sommarie informazioni avventori del locale, passanti del lunedì mattina, avvocati dello studio legale che si affaccia su via Loreto e negozianti. Sentiti anche i sette protagonisti kosovari dei fatti, nei confronti dei quali al momento non è stata emessa alcuna misura cautelare. Sarà la magistratura a decidere, eventualmente, in questo senso.

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Non ci sono denunce, ma si procede d’ufficio, viste le prognosi delle lesioni.

I primi atti sono arrivati sulla scrivania del sostituto procuratore Marcon, che sta facendo le valutazioni del caso. La dinamica sembra chiara, anche se al pronto soccorso del San Martino non sono arrivati solo Valmir, Veton e Quazim Shani, ma anche due dei Rexhaj. I coinvolti sono Rizha e il figlio, Shani e Buran. L’aggressione è scattata quando Valmir Shani stava salendo sulla sua Opel, per tornare a casa con il fratello e il padre.

La barista cinese Qin Jingjing si è accorta di quello che stata succedendo: «Ho chiamato il 113 della polizia, trovando però il numero occupato. Il mio telefonino segna le 10.37. Un minuto dopo, mi sono rivolta ai carabinieri, con i quali ho parlato per 39 secondi, prima che arrivassero sul posto. Sono stata sentita anch’io, naturalmente. Quello che non capisco è come mai il questore abbia parlato di responsabilità oggettiva del locale, quando abbiamo fatto esattamente quello che dovevamo. Ho anch’io un video, segno che sono uscita».

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Che la storia del bar Loreto sia tormentata non c’è dubbio: «Questo può riguardare gestioni precedenti. Non certo quella attuale, che è partita nel novembre dell’anno scorso. Non abbiamo mai avuto problemi e non vogliamo averne. Quello che desideriamo è una vita tranquilla. Non conosco né gli aggressori né gli aggrediti e loro stessi hanno escluso di aver fatto colazione o bevuto l’aperitivo nel nostro bar. Tutto è successo all’esterno, all’altezza della fermata dell’autobus. Ribadisco la nostra più completa estraneità a quello che è successo e mi auguro che si possa chiarire, al più presto, con la questura. Non meritiamo sanzioni».

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