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Belluno, il fascino della città che incanta i turisti

Visitatori sempre più numerosi alla scoperta della “città splendente”. «Tutti ne rimangono colpiti, per l’arte e la natura»

BELLUNO. La Gusela che gioca a nascondino tra i palazzi della città. Il Duomo che un tempo si affacciava sul Piave. La vanità dei governanti veneziani che si sono fatti ritrarre sulle pareti della cappella dell’Addolorata, nella chiesa di Santo Stefano. Curiosità e segreti della “città splendente” che forse sfuggono addirittura a qualche bellunese, ma non ai turisti. Sono sempre più numerosi - 143 mila presenze in città nel 2016, quasi un quarto in più rispetto a 10 anni fa - e sono colpiti anche da chicche come il pastin, per il quale è d’obbligo una tappa in macelleria. Insieme ad una guida turistica, Marta Azzalini, abbiamo visitato la città con i loro occhi.

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Da Lambioi a piazza Duomo. «Di solito accompagno gruppi di una cinquantina di persone» spiega Marta, «e il parcheggio di Lambioi è un punto di partenza importante perché ci sono una serie di servizi utili. Ad alcuni può sembrare strano ma le scale mobili colpiscono molto i turisti e lo stupore aumenta ancora di più quando si entra in piazza Duomo. Sempre che, ovviamente, non ci siano le auto parcheggiate». Una circostanza rara, per fortuna, dato che di solito le visite si svolgono durante la giornata risparmiando ai turisti lo spettacolo del parcheggio selvaggio. Il municipio, palazzo dei Rettori e il Duomo, per l’occhio del turista c’è solo l’imbarazzo della scelta. Quello che serve è prima di tutto fantasia: non è facile immaginare la Caminata, l’antico palazzo del consiglio dei nobili, che sorgeva al posto di Palazzo Rosso. L’attuale assetto porta la firma di Giuseppe Segusini che nell’800 decise di inserire alcuni elementi antichi nella nuova facciata. Ed è ancora la fantasia a far immaginare come dovesse essere il Duomo un tempo, quando la sua facciata guardava il Piave. Per ammirare la bellezza di palazzo dei Rettori, invece, basta fermarsi un attimo e rivolgere lo sguardo a nord. «Peccato che non sia sempre possibile visitarlo» aggiunge Marta, «sarebbe molto interessante».

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Un tuffo nel Medioevo. Lasciandosi alle spalle il campanile di Filippo Juvarra, architetto siciliano che donò alla città uno dei suoi simboli, ci si addentra lungo via Sant’Andrea nella Belluno medievale. È una giornata splendida, con una luce potente che fa risaltare ancora di più il contrasto tra i palazzi e il cielo. Ogni tanto si scorge la Gusela, che fa capolino tra un balcone e un comignolo. Tappa obbligata alla chiesa di Santa Maria dei Battuti, dove oggi trova posto l’Archivio di Stato. Lo spiazzo antistante ospita una delle tipiche fontane bellunesi di cui si hanno esempi anche in piazza Duomo (con la statua di San Joatà) e in piazza delle Erbe (la più antica della città, sormontata da San Lucano). Una storia scolpita nella pietra, quella di Belluno. Un passato che qualcuno ha cercato di cancellare: ne sono testimonianza i leoni veneziani annientati a colpi di scalpello, come si vede bene nel caso della fontana di piazza Duomo. Camminando per la città antica - e oggi deserta - si arriva fino a porta Rugo, un tempo la via d’accesso alla città per chi arrivava via fiume a Borgo Piave. «I veneziani entrarono da qui» spiega Marta.

Verso il Campedel. Oltrepassato San Pietro, la visita prosegue verso piazza delle Erbe e continua lungo via Rialto. Lì, prima di attraversare porta Dojona - di cui le guide turistiche conoscono ogni segreto, compresi i battenti per l’antico ponte levatoio - lo sguardo cade su palazzo Minerva. Settecentesca sede dell’Accademia degli Anistamici, offre ai visitatori una facciata ricca di simboli ma le sue attuali condizioni lasciano in chi la osserva un sentimento di malinconia. La visita prosegue con la quattrocentesca chiesa di Santo Stefano. «Lo stile è ancora gotico» spiega Marta, «anche se in realtà siamo già nel Rinascimento». Uno scrigno d’arte che ospita due angeli in legno di Andrea Brustolon e la Madonna vestita di Giovanni Battista Alchini.

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Terrazza sul Piave. «Il giro turistico che proponiamo dura un paio d’ore e solitamente si conclude in piazza Castello, dove c’è una bellissima panoramica sulla Valbelluna» aggiunge Marta, «qualcuno, incuriosito, mi chiede anche di visitare il palazzo delle Poste. Mai nessuno rimane scontento della città, tutti ne sono colpiti. Organizziamo anche visite per i bellunesi, magari con qualche percorso particolare, e credo che siano le occasioni che preferisco: mi consentono di dare ai miei concittadini uno sguardo diverso sulla loro città».

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