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La neve sparata dai cannoni a Cortina, Zoldo e Falcade è “green”

L’operazione dei carabinieri del Noe di Treviso è servita ad escludere l’impiego di batteri e additivi pericolosi per l’ambiente

CORTINA. La neve artificiale creata in pista è “green”. La conferma arriva dal Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Treviso, comparto speciale dell’Arma che si occupa del controllo sul rispetto della normativa italiana ed europea sull'ambiente e del contrasto ai reati inerenti il ciclo di smaltimento dei rifiuti.

Nelle scorse settimane i militari del Noe di Treviso, guidati dal maggiore Massimo Soggiu, hanno controllato gli impianti di innevamento artificiale a Cortina, Zoldo Alto e Falcade.

Dalle verifiche è emerso che la neve creata con i cannoni artificiali altro non è se non acqua. Sotto la lente dei militari sono finiti alcuni impianti sciistici presi a campione, per verificare l'eventuale utilizzo di solventi o additivi per l’innevamento dei tracciati da sci.

«Il servizio di controllo è portato avanti a livello nazionale», spiega il maggiore Soggiu, «e ha interessato in diversi momenti i comprensori sciistici di tutto l'arco alpino. L’operazione era finalizzata ad escludere sui tracciati da sci l'impiego di prodotti, come batteri o sostanze additive utilizzate in agricoltura, che, se da un lato ottimizzano la temperatura del congelamento dell’acqua e quindi favoriscono l’indurimento e la tenuta della neve artificiale, dall'altro lato possono rappresentare, con le infiltrazioni nel sottosuolo, un evidente pericolo, con ricadute negative per tutto l’ambiente. A Cortina, Zoldo Aldo e Falcade non è stato riscontrato l’utilizzo di sostanze vietate. I nostri militari hanno controllato le ski aree e le zone dedicate alle varie rimesse, dove non vi era nessuna sostanza particolare, e hanno verificato i cannoni. Quasi tutti sono peraltro di ultima generazione, funzionano solo ad acqua: in due parole, non consentono l’uso di sostanze proibite. L’analisi quindi», conclude il maggiore Soggiu, «ha evidenziato che la neve dei nostri comprensori può sicuramente dirsi green».

La ricetta per produrre neve artificiale, utilizzata nelle ski aree bellunesi, ha come ingredienti acqua, aria e freddo.

Le macchine produttrici di neve polverizzano (ossia spruzzano) nell’aria delle gocce a una pressione che va dai 20 agli 80 bar, ma l’acqua non gela immediatamente.

Come in natura, infatti, bisogna riprodurre la nucleazione per ottenere dei cristalli.

È a questo punto che gli addetti agli impianti di innevamento programmato intervengono mischiando l’aria con l’acqua sotto pressione. La più piccola quantità d'acqua iniettata si atomizza in particelle.

Al contatto con l’aria fredda queste particelle si solidificano e formano infine dei fiocchi di neve. Se la temperatura esterna è troppo poco bassa, il cannone produrrà soltanto un misero getto d'acqua, tipo una fontana. Bisogna dunque attendere delle temperature fredde tra i -2° e i -12° gradi e un tasso di umidità intorno al 20% per sperare di ottenere dei risultai efficaci.

«Fa piacere», commenta Renzo Minella, presidente dell’associazione nazionali degli esercenti a fune del Veneto, «che dalle verifiche effettuate dai Carabinieri del Noe si possa avere un ulteriore conferma che la neve

prodotta artificalmente, altro non è che acqua raffreddata». Il controllo ha infatti dimostrato quello che gli impiantisti cercano di far capire da anni: la neve artificiale viene creata con acqua, spesso peraltro presa da laghi artificiali che si riempiono con la pioggia e con il disgelo.

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