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«I due cannoni di Radetzky ritornino in municipio»

Sono stati spostati dal municipio per fare dei lavori. I ladini: «Chiederemo al nuovo sindaco di rimetterli al loro posto»

CORTINA. I cannoni tornino in municipio. A chiederlo sono i ladini d’Ampezzo. Si è tenuta martedì sera l’assemblea annuale dell’Unione dei ladini d’Ampezzo, presieduta da Elsa Zardini. Durante l’incontro i ladini hanno chiesto che il consiglio dell’Uld’A si attivi con la futura amministrazione comunale affinché i due cimeli bellici risalenti all’Ottocento, che erano esposti nell’atrio del municipio, tornino al loro posto.

I due cannoni sono stati rimossi dagli operai comunali a fine novembre, per disposizione del commissario straordinario Carlo De Rogatis, che aveva dato mandato di eseguire alcuni interventi di manutenzione all’atrio. Ad oggi all’ingresso del Comune non ci sono i cannoni, ma alcuni pannelli fotografici che ritraggono le bellezze della conca ampezzana.

I due cannoni sono stati ricoverati nella vecchia casa di riposo comunale, fra il cimitero e il santuario della Madonna della Difesa, dove si trova il convento dei frati Francescani. I ladini però li rivogliono in Comune. «Da quando sono stati tolti», spiega Elsa Zardini, «abbiamo scritto due lettere al commissario De Rogatis. Alla prima non abbiamo ricevuto risposta. Alla seconda è seguita una telefonata. De Rogatis ci ha detto che erano stati tolti per consentire alcuni lavori di manutenzione all’atrio comunale. Ad oggi però i cannoni non sono ancora tornati in municipio. Quindi appena sarà insediata la nuova amministrazione comunale chiederemo che i due cimeli tornino nella Casa de Comùn, come è sempre stato».

La comunità ampezzana è affezionata ai due cannoni; degli avvenimenti legati ai cimeli bellici se ne sono occupati diversi storici del paese, ricostruendone le vicende. I pezzi di artiglieria provengono dalla fortezza di Palmanova, in Friuli, utilizzati prevalentemente per le esercitazioni dei cannonieri asburgici.

Dopo i moti risorgimentali del 1848 furono donati (come documentato in atti del 1851), alla comunità ampezzana dal feldmaresciallo Josef Radetzky: il governatore del Lombardo-Veneto, comandante supremo dell’esercito austriaco, li lasciò come ringraziamento per la fedeltà dimostrata da questa gente all’Impero, nel periodo tumultuoso di perdita di consenso della monarchia.

Nella stessa occasione l’arciduca Giovanni d’Austria donò alla milizia territoriale una bandiera, conservata dalla compagnia degli Schuetzen. Da allora quei due pezzi da museo sono stati esposti in municipio, nel palazzo che fu sede del Capitanato d’Ampezzo, piccola circoscrizione amministrativa dell’impero, che comprendeva anche i comuni di Colle Santa Lucia e Livinallongo.

Si usava talora spararli a salve: botti festosi, per ricorrenze solenni, come il genetliaco dell’imperatore il 18 agosto.

«I due cannoni sono sempre stati nell’atrio del Comune», chiosa Elsa Zardini, «fanno parte della nostra storia e della nostra cultura. Sono stati

tolti senza che noi ne sapessimo niente, ma finiti i lavori nell’atrio non sono stati rimessi. I Ladini in assemblea hanno chiesto di attivarsi con il futuro sindaco affinché tornino al loro posto e così faremo. Non appena si insedierà il nuovo primo cittadino lo contatterò personalmente».

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