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Sette anni per il sesso con la disabile a Cesiomaggiore

Condannato un uomo che pagava con cinque euro le prestazioni all’aperto con un’ospite della Rsa di Pullir

CESIOMAGGIORE. Il sesso con una paziente psichiatrica, pagato 5 euro, costa sette anni di reclusione. La pena era stata chiesta dalla procura della Repubblica per l’accusa di violenza sessuale aggravata; e sette anni sono stati sentenziati dal tribunale di Belluno, più le spese e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Non sono state concesse le attenuanti generiche.

G.D.C. ha scosso più volte la testa durante la lettura della sentenza e delle motivazioni da parte dei giudici Coniglio, Scolozzi e Cittolin, prima di cominciare a riflettere con i difensori Tonion e Tandura sull’appello, senza il quale si va in prigione. Il collegio ci ha messo un’ora scarsa per decidere, dopo che non c’erano state repliche del pubblico ministero Marcon, di conseguenza nemmeno degli avvocati.

La donna è ospite della Residenza sanitaria assistita di Pullir: il procedimento penale era nato dalla segnalazione di un’educatrice che il 12 giugno 2014 aveva segnalato ai carabinieri di Santa Giustina che la paziente si era allontanata con l’uomo, cosa che aveva saputo da una barista. La donna, che soffre di schizofrenia residuale cronica, era rientrata dopo circa venti minuti e aveva raccontato di aver ricevuto cinque euro in cambio di una prestazione sessuale. Già in passato l’uomo era stato segnalato per aver avvicinato altre ospiti, con la stessa richiesta. I militari hanno avviato le indagini, nel corso delle quali la donna è stata ascoltata in sede d’incidente probatorio. Qui ha riconosciuto l’uomo in foto e confermato di essere andata con lui in un posto a cinque minuti di macchina.

Quando il giudice le ha chiesto cosa ci fosse andata a fare, la donna ha descritto con parole sue l’atto sessuale, indicando il basso ventre. E ha descritto la località Boschetto, dove i due sono stati una decina di volte: cinquanta euro. L’uomo, sposato e con figli, stendeva sull’erba un asciugamano o degli stracci e lì veniva consumato il rapporto. La donna non era in grado di esprimere un consenso consapevole, ma questi soldi le servivano per dolci e caffè. Ad ogni modo ha dimostrato di poter testimoniare. Per contro secondo l’accusa l’imputato era perfettamente conscio della condizione d’inferiorità della vittima.

Una volta in dibattimento, il consulente dell’accusa Franceschini e quello della difesa Pesavento non si sono trovati d’accordo su niente. Ma è stata decisiva la deposizione della barista,

che fra l’altro ha trovato riscontri in quella dell’educatrice, soprattutto sulla banconota da cinque euro che, diversamente, non ci poteva essere e sui fili d’erba sulla maglia. Il tribunale è partito da una pena base di cinque anni, ai quali ne sono stati aggiunti due per le aggravanti.

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