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I rifugi a corto di acqua, il Cai mobilita la Regione

A cima De Gasperi la neve che rifornisce il Tissi ha lo spessore di fine luglio

ALLEGHE. Rifugi assetati. I nevai si stanno sciogliendo a causa delle temperature sempre più alte. La risorsa idrica, in quota, è quella che di solito rimane a fine agosto.

Davvero preoccupante lo spettacolo che è apparso ieri ai primi escursionisti; il lago alpino di Coldai è di almeno cinque metri sotto il livello medio. «La neve sulla cima De Gasperi del monte Civetta, che consideriamo il nostro serbatoio», informa Valter Bellenzier, che giovedì scorso ha aperto il rifugio Tissi in Comune di Alleghe, «ha lo spessore di fine luglio. Quindi, se quassù non arriva la pioggia, saranno guai seri. Noi avremmo bisogno di tremila litri d’acqua al giorno. Con la teleferica è un’impresa trasportarli, dovremmo rivolgerci all’elicottero e tutti sappiamo quanto costa».

Siccome il problema è condiviso dalla maggior parte dei rifugi, è stato mobilitato il Cai, che ha già messo in allarme la Regione. La stagione, peraltro, si presenta al meglio. Luca De Zordo, che conduce il rifugio Coldai, sotto il Civetta, è per esempio soddisfatto degli appassionati dell’alta montagna che si sono presentati ieri. C’è chi si è fiondato per la prima volta in questa stagione, anche sulle ferrate. «Siamo però costretti a raccomandare a tutti di utilizzare meno acqua possibile. Quando si va in bagno, partono dieci litri alla volta. In queste condizioni bisogna essere necessariamente risparmiosi».

Dall’altra parte del Civetta c’è il rifugio Vazzoler e i problemi sono analoghi. Qui, tra l’altro, funziona una centralina per la produzione dell’energia. L’acqua è solitamente abbondante, ma quest’anno assolutamente no. L’unico rifugio che non ha aperto ieri è il Torrani, in cima al Civetta. Il rifugista arriverà il primo luglio e la struttura verrà sottoposta a restauro.

Sul monte Mulaz, a 2571 metri (siamo in comune di Falcade), la guida alpina Sebastiano Zagonel ha aperto ieri i battenti e già lunedì sarà costretto ad allungare una specie di acquedotto che vada a captare l’acqua verso le Farangole. Mezzo chilometro circa di tubazione.

«Già ieri», confessa, «siamo stati costretti ad invitare i nostri clienti, per fortuna numerosi, ad usare meno acqua possibile. Probabilmente dovremo fare dei rifornimenti attraverso l’elicottero ma i costi, si sa, sono proibitivi».

Per raggiungere il Mulaz è necessario sgambettare dalle due ore e trenta alle tre ore, non c’è mezzo di trasporto e quindi è impossibile qualsiasi altro modo di portare l’acqua in quota. Il Mulaz, tra l’altro, si trova lungo l’Alta Via 2, frequentata anche da parecchi stranieri. Ed è più complicato spiegare loro la necessità di risparmiare acqua, magari dopo una lunga attraversata alpinistica.

Fa caldo, in quota, davvero tanto caldo. Zagonel si presentava
ieri, agli ospiti, in canotta e con le infradito. Salire fin lassù costa fatica e quando si arriva l’escursionista avverte il desiderio di bere dell’acqua fresca. Ma necessariamente deve accontentarsi di quella minerale.

Francesco Dal Mas

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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