Quotidiani locali

Navarro Valls e l’appello per la Bosnia 

Nel 1992 a Lorenzago spiegò ai cronisti il “non posso tacere” del Papa: «Bisogna disarmare chi aggredisce», disse

LORENZAGO DI CADORE. «Non posso tacere, in coscienza, non posso tacere». È il 29 agosto 1992 e Joaquin Navarro Valls si presenta in sala stampa, all’ultimo piano del municipio di Lorenzago, e dà voce al dramma che Giovanni Paolo II vive per la guerra nell’ex Jugoslavia. È l’ennesimo, pressante appello all’Onu e all’Europa sul “diritto all’ingerenza umanitaria per disarmare l’aggressore” in Bosnia. I giornalisti incalzano. Navarro si sofferma sul significato della formula papale “disarmare l’aggressore”, che ha fatto tanto discutere l’opinione pubblica. «Non è un intervento aggressivo quello suggerito dal Santo Padre», puntualizzò il portavoce, «se una persona è aggredita e corre un grave pericolo per colpa di un’altra persona, si può e si deve agire per disarmare l’aggressore. È una formula che va al di sopra di tutte le polemiche un po’ meschine, a volte politiche, e che si pone in una dimensione etica».

Una formula che, secondo gli auspici del papa, «va tradotta in termini operativi fra le persone che hanno responsabilità politiche». «Non si può permettere», fu il richiamo del papa, «che in Bosnia delle persone innocenti, cattolici ortodossi o musulmani, vengano ammazzate o siano vittime di brutalità e sofferenza».

«Ecco perché», ricordò ancora Navarro, «Giovanni Paolo II su queste e altre ingiustizie va ripetendo, anche durante queste giornate di vacanze tra le montagne del Cadore, non posso tacere».

Citiamo quest’episodio perché più di tanti altri interpreta la figura e l’opera di Valls accanto a Wojtyla. Il portavoce non si limitava a riferire quanto il Papa pensava e diceva, lo accompagnava nell’analisi delle distinte situazioni, non lo precedeva ma sicuramente lo aiutava a fare sintesi. Se il pontificato di San Karol è stato grande, «il merito», sottolinea mons. Giorgio Lise, arcidiacono di Agordo, all’epoca segretario del vescovo Ducoli, «è anche di questo grande portavoce». Tanto più grande, secondo Lise, quanto più umile, appartato, riservato, a servizio autentico del Papa e non di se stesso.

Woytjla, si sa, era un grande camminatore. Navarro lo ha seguito in tutte le passeggiate in Cadore, quasi lo dovesse proteggere, anche se il pontefice aveva l’assistenza di Camillo Cibin e del suo corpo di sicurezza. Sapeva che i giornalisti lo inseguivano e lui quasi sempre riuscì a dribblarli, evitando però che la delusione dei cronisti si trasformasse in qualche cronaca più fantastica dell’altra. L’indomani li convocava, infatti, in conferenza stampa per raccontare – attenzione – quanto avrebbero voluto sentirsi raccontare. In questo Valls era un maestro.

Una delle più singolari curiosità sul Papa in Cadore – che al termine delle escursioni gli piaceva calpestare a piedi nudi l’erba con rugiada della villetta di Mirabello – era sua. Arrivato a Lorenzago l’8 luglio 1987, il giorno dopo Valls si trovava impegnato nella sua prima passeggiata con il “capo”, da Mirabello al Mauria. Dicono che si fosse allenato.

«Navarro Valls lo ricordiamo con grandissima commozione», si affida alla memoria il sindaco Mario Tremonti. «Era un grande, pure lui, come il suo “principale”. Grande in cortesia, nelle relazioni, in discrezione. Una persona straordinaria che ti metteva a tuo agio. Gli bastava un’occhiata, peraltro gentile, per invitare i presenti, specie se giornalisti, a non approfittare dell’eventuale presenza del pontefice».

Il
museo dei Papi aprirà un angolo dedicandolo all’ex portavoce. «Navarro era un medico e insieme un giornalista», annota l’ex sindaco Nizzardo Tremonti, «quindi aveva una sensibilità del tutto particolare. Non finiva di ringraziare Lorenzago e il Cadore per la loro calorosa accoglienza».

TrovaRistorante

a Belluno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon