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Terna: opera urgente e necessaria

La società ricorda che l’intervento previsto è stato condiviso con i territori

BELLUNO. «L’opera è necessaria, urgente e fortemente voluta dal territorio e dalle imprese per ammodernare la rete elettrica del bellunese e con essa di tutto il Veneto, che soffre un deficit di produzione energetica pari al 41,5% dei suoi consumi». Lo scrive Terna in una nota, a commento del parere negativo sul progetto emesso dal ministero dei Beni culturali.

Terna ricorda inoltre che l’opera, così come avviata in autorizzazione nel 2011, è stata ampiamente condivisa con il territorio attraverso quattro anni di concertazione preventiva, in cui si sono svolti decine di incontri, sopralluoghi con gli uffici tecnici delle amministrazioni e sono state individuate diverse alternative localizzative per la realizzazione del progetto che hanno portato alla firma di due protocolli d’intesa con le amministrazioni comunali coinvolte, uno il 31 marzo del 2009 (tra Terna e la Provincia di Belluno, i Comuni di Belluno, Soverzene e Ponte nelle Alpi) e uno il 21 Luglio 2010 (tra Terna e Provincia di Belluno e i Comuni di Longarone, Castellavazzo, Ospitale e Perarolo di Cadore).

Terna evidenza che il progetto serve a migliorare la qualità e la sicurezza delle linee 132 kV e 220 kV esistenti nell’area bellunese: questi sistemi elettrici, sviluppatisi negli anni ’40-’50 in corridoi paralleli e indipendenti, oggi non sono più in grado di garantire sicurezza e continuità di trasmissione, né il pieno sfruttamento della produzione idroelettrica.

L’intervento prevede la realizzazione, nell’esistente stazione elettrica a 132 kV di Polpet, di una nuova sezione a 220 kV che crei la connessione – oggi assente – delle linee 132kV e 220kV; queste confluiranno nella stazione di Polpet dopo una complessiva razionalizzazione (demolizioni, ricostruzioni, interramenti) che ne consentirà l’allontanamento dai centri abitati.

L’investimento di Terna, pari a 75 milioni di euro, produrrà un risparmio complessivo per gli utenti del sistema elettrico e la razionalizzazione delle linee esistenti apporterà benefici al territorio in termini di liberazione di suolo: 20 km di linee elettriche in meno (-110 tralicci circa), che corrispondono a 60 ettari di terreno e oltre 900 edifici
liberati dalla vicinanza con le linee elettriche oggi esistenti. Inoltre, l’opera per la maggior parte del tracciato manterrà distanze dalle abitazioni di gran lunga maggiori rispetto a quanto previsto dalla legge italiana, già restrittiva rispetto agli standard internazionali.



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