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Cortina, i cannoni di Radetzky tornano in municipio: «Sono la nostra storia»

Il commissario li aveva fatti rimuovere sollevando il malcontento della comunità ladina

CORTINA. Lucidati e ripuliti i cannoni donati da Josef Radestsky agli ampezzani sono tornati nell’atrio del municipio. I due cimeli bellici erano in Comune dal 1851. Radetzky, il governatore del Lombardo-Veneto, comandante supremo dell’esercito austriaco, nel 1848 li lasciò come ringraziamento per la fedeltà dimostrata dalla gente ladina all’Impero, nel periodo tumultuoso di perdita di consenso della monarchia.

A novembre scorso erano stati rimossi dagli operai comunali, per disposizione del commissario straordinario Carlo De Rogatis, che aveva dato mandato di eseguire alcuni interventi di manutenzione nell’atrio. Sin da subito l’Unione dei Ladini d’Ampezzo, presieduta da Elsa Zardini, aveva richiesto che i due manufatti tornassero al loro posto. La comunità ampezzana è, infatti, affezionata ai due cannoni e ieri mattina in municipio si è tenuta una breve, ma sentita cerimonia, per il ritorno dei due cimeli al loro posto, che sono stati lucidati e sistemati.

«Ho sempre detto di voler essere un sindaco a servizio della comunità», ha esordito il primo cittadino Gianpietro Ghedina, «e per questo per me il ritorno dei canoni è un momento molto importante, perché i due cimeli fanno parte della nostra storia. Ho avuto tantissime richieste di ampezzani, cortinesi e persone affezionate a Cortina che volevano che i due cannoni tornassero in Comune. Cortina ha una storia importante e i cannoni donati per riconoscenza alla nostra comunità sono parte integrante di questa storia. Non c’è presente e non c’è futuro se non si è memori di quello che siamo stati».

Una giornata importante anche per Elsa Zardini. «La storia di un popolo non va autenticata», spiega la presidente dell’Uld’A, «né cancellata. Questi cannoni non hanno mai ucciso nessuno, erano usati per le esercitazioni e per le feste, e fanno parte della nostra identità. Io ringrazio gli operai comunali e l’amministrazione che ha voluto lucidare i cannoni e sistemarli e riposizionarli al loro posto, dove sono stati dal 1851. Chi entrava in Comune si accorgeva della mancanza e ho avuto centinaia di richieste per far sì che tornassero nella Casa de Comùn».

La storia legata ai due cimeli, l’ha raccontata il professor Paolo Giacomel, che ha ricordato come i due cannoni fossero strumenti di festa, di allegria, ma anche di progresso e di cultura. Furono infatti utilizzati anche il 18 agosto del 1848, nei prati fra Mortisa e Lacedel per festeggiare il compleanno dell’Imperatore Francesco. Dal 1851 i due pezzi da museo sono stati esposti in municipio, nel palazzo che fu sede del Capitaniato d’Ampezzo, piccola circoscrizione amministrativa dell’impero, che comprendeva anche i comuni di Colle Santa Lucia e Livinallongo del Col di Lana. Dai Ladini al Comune è arrivata anche una nuova proposta. «Ora sarebbe opportuno arricchire le
pareti dietro i cannoni», hanno chiesto i Ladini, «esponendo copie delle pergamene storiche che ci sono negli archivi comunali per creare un angolo dedicato alla storia d’Ampezzo». Proposta gradita all’amministrazione che nelle prossime settimane valuterà come concretizzare il progetto.

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