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presentata anche una pubblicazione 

Adunanza della Sezione Cai 300 presenti a Rivamonte

RIVAMONTE. Una giornata da ricordare in un posto da valorizzare. Circa 300 persone hanno partecipato ieri alla 34a adunanza che la Sezione agordina del Cai ha voluto svolgere ai 1517 metri del colle...

RIVAMONTE. Una giornata da ricordare in un posto da valorizzare. Circa 300 persone hanno partecipato ieri alla 34a adunanza che la Sezione agordina del Cai ha voluto svolgere ai 1517 metri del colle de La Maról in comune di Rivamonte Agordino.

Una scelta azzeccata quella del sodalizio presieduto da Anna Magro, sia per la bellezza del posto sia per la collaborazione trovata nel volontariato rivamontese. Il primo, infatti, negli anni scorsi è stato oggetto di un intervento ambientale voluto dalla precedente amministrazione comunale di Rivamonte dell’ex sindaco Valter Todesco. Un intervento che ha portato a disboscare l’area circostante la casera garantendo luce e respiro a un posto da cui si può ammirare un bel panorama. Il secondo (il volontariato) è da sempre un fiore all’occhiello del paese che, anche ieri, ha risposto con entusiasmo e organizzazione alla chiamata del Cai. Ai rivamontesi è giunto il ringraziamento della presidente della Sezione che ha aperto la giornata.

A seguire sono intervenuti il sindaco di Rivamonte, Nino Deon, il vicesindaco di Agordo e assessore dell’Unione montana, Stefano Tomè, il presidente del Cai di Belluno, Sergio Chiappin, la presidente della Sezione Civetta-Marmolada, Gabriella Bellenzier. Era presente anche l’ex presidente generale del Cai, Umberto Martini. Quindi Giorgio Fontanive, artefice della manifestazione, ha presentato la tradizionale pubblicazione che approfondisce il luogo in cui si svolge l’adunanza.

Lo ha fatto dando la parola agli autori dei contributi che la compongono. Loris Santomaso ha ricordato come Rivamonte sia “un piccolo paese dalla grande storia”; Cesare Lasen (con Luigi Cadorin) ha sottolineato come sulla Maról abbia trovato la compresenza di abete rosso e di faggio che non ha molti eguali in provincia; Gian Pietro Zanin ha spiegato il significato del toponimo “La Maról” collegandolo al latino medievale “Marùla” che vuol dire “palude”; Giacomo Mottes ha sinteticamente accennato alla sua ricerca su un vecchio mulino della valle Imperina e si è rivolto ai giovani presenti invitandoli a scrivere e memorizzare i racconti dei nonni sulle vicende di un tempo per evitare di perderle; Giorgio Fontanive, infine, ha evidenziato come la zona tra Pont Alt e Pont Bass sia stata luogo di vari eventi durante la Prima guerra mondiale. Il libretto è inoltre completato da uno stralcio della monografia “Il Gruppo delle Pale di San Martino e le valli limitrofe (Alpi Dolomitiche)” del noto geologo Bruno Castiglioni e da un ricordo di don Stefano Pontil firmato da don Fabiano Del Favero e dai ragazzi del gruppo giovani di Voltago-Frassené. A don Stefano che proprio sulla Maról morì un anno fa è stata dedicata la pubblicazione e una preghiera particolare durante la messa celebrata da don Fabiano e accompagnata dal coro formato
da elementi dei tre comuni del Poi. La giornata (suggellata dalla stampa di una cartolina con un acquerello di Amalia Pedandola) è continuata con il pranzo preparato dalla Pro loco, ma, purtroppo, è stata poi rovinata da un violento temporale.

Gianni Santomaso

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