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Ex preventorio di Laggio c’è il rischio di chiusura

Preoccupato il presidente dell’Afr, Toffoli: «Stavano partendo i cantieri per trasformarla in centro vacanza per traumatizzati quando c’è stata l’inchiesta»

VIGO DI CADORE. Se l’ex preventorio di Laggio non si trasformerà in un centro vacanza per disabili e sportivi traumatizzati, è destinato a chiudere anche nella sua funzione di casa per ferie, come è stato utilizzato negli ultimi decenni. È quanto teme il presidente dell’Associazione Famiglie Rurali, Alessandro Toffoli.

La casa alpina di proprietà dell’Afr di Vittorio Veneto è, in questi giorni, piena di ospiti, circa 180. Tutto esaurito, dunque, ai piedi del monte Tudaio. Ma i villeggianti non sono i disabili che la cooperativa Athena aveva previsto, già nel 2015, come ospiti di un soggiorno unico nel suo genere, in Veneto: per 150 sportivi traumatizzati e persone diversamente abili da trattenere in vacanza insieme alle loro famiglie. L’Afr ha infatti aperto le sue porte, ancora una volta, agli amici di sempre, gli associati, specie coloro che non possono permettersi un soggiorno alternativo.

«Il progetto di Athena, infatti, è ancora bloccato – fa il punto della situazione Alessandro Toffoli –. Eravamo sul punto di partire con i cantieri quando è scattata la vicenda giudiziaria delle Coop, contribuite dalla Regione, ma che in alcuni casi non avrebbero utilizzato virtuosamente quei contributi. A Vigo il finanziamento avrebbe dovuto essere di 5 milioni e 177 mila euro ricavati dai Fondi di rotazione della legge regionale 7/2011. Athena ha acquistato per circa 2 milioni e 300 mila euro il 70% della struttura di Laggio, un ex preventorio. All’Afr, dunque, è rimasto il 30% della proprietà».

Nella parte preponderante dell’istituto si sarebbe appunto dovuto installare il nuovo centro di accoglienza per i disabili, un cantiere da realizzare con la parte rimanente del finanziamento. Ma Athena è finita nel tritacarne delle vicende che hanno coinvolto, anche giudiziariamente, altre coop. «Siamo stati sottoposti a puntuale verifica da parte della Regione, com’era giusto – sottolinea Toffoli –, non ci è stata addebitata nessuna responsabilità. La Regione, qualche tempo fa, ha invece chiesto un’integrazione del progetto, per assicurare la sua massima efficienza dal punto di vista sanitario ed assistenziale» .

Le integrazioni richieste riguardano, per fare un esempio, una diversa sicurezza antisismica, quella appunto da garantire alle strutture sanitarie. «Ma noi quassù non vogliamo diventare un ospedale, semplicemente accogliere dei disabili, ovviamente attrezzandoli di tutta l’assistenza necessaria per trascorrere un periodo di vacanza – precisa Toffoli –. E in questa prospettiva avevamo ricevuto prenotazioni anticipate da tutta Europa. Se così non accadrà, noi non possiamo sopravvivere con un mese e mezzo di apertura estiva e, quindi, abbiamo cominciato a considerare anche l’ipotesi più infausta, quella della chiusura».

Sono ingentissime, infatti,

le spese per la gestione dell’impianto. Basti pensare che il riscaldamento deve funzionare anche nel profondo inverno, seppur in periodo di chiusura dello stabile, perché le condutture non subiscano danni. E l’esborso, in questo caso, è di decine di migliaia di euro. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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