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Danni per oltre 17,5 milioni a Cortina: «Ora lo Stato deve muoversi»

L’assessore regionale Bottacin comunica una prima stima e fa il punto sugli interventi «Non vorrei un caso San Vito bis: Bressa promise una fortuna e non fece arrivare un soldo»

CORTINA. Quasi 17 milioni e mezzo di euro. A tanto ammonta la prima stima dei danni causati nei comuni di Cortina e Auronzo in seguito alla violentissima ondata di maltempo che si è abbattuta in montagna solo pochi giorni fa, tra venerdì 4 e sabato 5 agosto. Un bilancio davvero molto pesante, fatto di fango, acqua, morte e distruzione. La conta dei danni era già iniziata non appena accaduto il disastro. E ora ci sono i primi numeri, comunicati ieri nella sede del Genio civile di Belluno, dove Gianpaolo Bottacin, assessore all’ambiente, protezione civile e difesa del suolo della Regione, assieme ai dirigenti delle strutture regionali competenti, ha fatto il punto della situazione, illustrando gli interventi realizzati e quelli ancora da fare, a Cortina e Auronzo ma non solo.

«Per quanto riguarda Rio Gere, Alverà, Lago Scin e Misurina, la stima dei danni ammonta a 17 milioni e 407 mila euro», ha precisato Bottacin, «di questi, 12 milioni a 157 mila riguardano il patrimonio pubblico; 2 milioni e 650 mila quello privato; 2 milioni e 600 mila il patrimonio produttivo. Sono cifre elevatissime e non è accettabile che si facciano i conti con risorse esigue. Per questo non solo auspichiamo, ma pretendiamo un intervento dello Stato. Ricordo che due anni fa, a San Vito, il sottosegretario Gianclaudio Bressa aveva promesso 100 milioni», ha aggiunto, «risorse che però, finora, non si sono viste. Detto questo, c’è anche un altro motivo di preoccupazione: il presidente Luca Zaia, sia per le criticità riscontrate in montagna e sia poi, nei giorni successivi, per quelle che hanno colpito il litorale, ha sottoscritto la dichiarazione dello stato di crisi. Il Governo, però, non ha ancora firmato ed emesso il provvedimento di stato di emergenza, cosa che in altri casi ha fatto immediatamente. Mi sono messo in contatto con Angelo Borrelli, nuovo capo del Dipartimento di Protezione civile, e spero che da Roma ci siano presto buone nuove».

Intanto, anche se ieri è stata riaperta la SR 48 e le famiglie di Alverà che erano state evacuate dopo la frana sono potute tornare a casa, è stato attivato il monitoraggio a vista e gli interventi continuano, aggiungendosi a quelli già effettuati.

«È stato dato corso a due opere di somma urgenza», ha ricordato Salvatore Patti, direttore operativo degli uffici regionali del Genio civile e Forestali, «il primo nel tratto del torrente Bigontina, in corrispondenza di Alverà, con l’asportazione del materiale alluvionale (200 mila euro, ndr). Il secondo, tutt’ora in corso, nell’area del Lago Scin (166 mila, ndr), dove ci sono massi ciclopici che misurano anche 30 metri cubi». Ci vorranno altre due settimane di lavoro per i forestali che si stanno occupando dell’asportazione delle piante schiantate in alveo, ma anche di quelle pericolanti sui cigli di frana.

«Opera assolutamente necessaria perché, in caso di altri temporali, questi alberi potrebbero provocare danni», ha fatto presente Gian Maria Sommavilla, «non si tratta però di interventi semplicissimi: nella parte bassa del Bigontina ci si può muovere liberamente, ma in quella più alta le operazioni sono più complesse».

All’interno della stima complessiva dei danni, 4 milioni e 900 mila euro serviranno per le opere idrauliche di stabilizzazione di alveo e sponde del torrente
Bigontina e per la regolazione del trasporto solido.

Non ancora quantificato l’importo degli interventi di medio termine, quelli che, come ha spiegato Patti, sono necessari per la sistemazione complessiva del Bigontina, dalla testata del bacino alla confluenza nel Boite.

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