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Le zanzare sono sotto controllo ma pungono anche di giorno

Negli ultimi anni si sono diffuse le Aedes, che il Dipartimento prevenzione dell’Usl sta monitorando Marco Dal Pont: «Potremo sapere quante sono. Ma in provincia la densità di questi insetti è bassa»

BELLUNO. Zanzare in provincia di Belluno, nessun allarme o situazione preoccupante. Ad assicurarlo è il Dipartimento di prevenzione dell’Usl 1 Dolomiti, che proprio su questo tema porta avanti da tempo, in collaborazione con l’istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie, un’importante attività di studio, monitoraggio ed elaborazione di modelli di previsione. «Eliminare questi insetti è impossibile. Ma possiamo invece avere una mappatura e tenere la situazione sotto stretto controllo. Ed è proprio quello che stiamo facendo», sottolinea il dottor Marco Dal Pont, del Dipartimento di prevenzione.

«Il numero di uova che vengono trovate nelle ovitrappole sul territorio indicano basse densità. Non possiamo quindi parlare, a livello provinciale, di una popolazione di zanzare importante. E non ci sono casi di malattie autoctoni, ossia di persone punte da insetti infetti presenti nel nostro territorio».

«Quello che però possiamo dire è che periodi di temperature molto elevate, come quelli riscontrati quest’estate, facilitano riproduzione e sviluppo delle zanzare, in quanto il ciclo si accorcia e la trasformazione da uovo a zanzara avviene in 7-8 giorni, la metà di quel che si verifica con un clima più fresco (15 giorni)», prosegue Dal Pont. «I cambiamenti climatici, insieme all’adattamento sviluppato nel tempo dall’insetto, hanno fatto inoltre sì che, negli anni, le zanzare si siano diffuse anche a quote più alte: non sono presenti solo a 400-500 metri, ma anche sui 1.000-1.200. Ma la situazione a livello provinciale è sotto controllo: tant’è che agiamo con i larvicidi, di rado con i prodotti per l’uccisione dell’insetto adulto».

C’è poi da dire che se fino a una decina di anni fa si aveva a che fare solo con le zanzare comuni (Culex Pipiens), che pungono di notte, dal 2005-2006 ha cominciato a diffondersi anche in provincia uno specifico gruppo di zanzare, le Aedes, che agiscono di giorno. Di questo genere fanno parte l’Albopictus, vale a dire la zanzara tigre, e la Koreicus, la zanzara coreana. «Di queste ultime sono state trovate per la prima volta (unico sito europeo insieme a un altro in Belgio) due larve a Sospirolo nel 2011 e, a breve distanza temporale, a Belluno. Hanno poi iniziato a espandersi alle altre province», fa presente Dal Pont, il quale ricorda che, proprio per lo studio delle Aedes, Usl 1 Dolomiti-Dipartimento di prevenzione, Istituto Zooprofilattico e Università di Padova - partendo da una tesi del corso di laurea in Tecniche della prevenzione - stanno portando avanti un progetto che, alla fine di ottobre, permetterà di conoscere le abitudini di questo specifico gruppo di zanzare.

«A differenza delle Culex, che depongono le uova nell’acqua, le Aedes scelgono spazi in prossimità di piccolissime quantità d’acqua (sottovasi, borse di plastica, copertoni, tombini stradali, caditoie)», prosegue Dal Pont. «In un’area del comune capoluogo stiamo studiando in natura gli ambienti che creano condizioni favorevoli. L’istituto Zooprofilattico sposterà poi le zanzare in un ambiente chiuso, nello specifico una gabbia, cercando di capire come avviene la deposizione in un ambiente controllato rispetto a quello naturale».

Ma questo non è l’unico progetto: quello con l’università La Sapienza di Roma interesserà la provincia di Padova come area ad alta densità di zanzare e quella di Belluno come area a bassa intensità. «Continueremo fino a settembre», fa presente Dal Pont. «Abbiamo diviso il comune di Belluno in quattro quadranti, con il posizionamento di 20 ovitrappole, ricostruendo l’ambiente ideale per le Aedes, ossia piccoli contenitori d’acqua con un bastoncino all’interno, su cui le zanzare depongono le uova. Queste astine vengono poi analizzate dal Dipartimento di prevenzione e dall’istituto
Zooprofilattico, determinando la densità della popolazione».

Da parecchi anni è inoltre in corso il monitoraggio, sia con ovitrappole che con raccolte di larve o puppe, nei comuni di Val di Zoldo, Auronzo, Domegge, Calalzo, Perarolo, La Valle Agordina e Canale d’Agordo.

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