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Sabrina e Velia, a Belluno la prima unione in rosa

Sono una coppia di fatto da quattro anni: «Per noi sarà un vero matrimonio» E a chi ancora si nasconde per vergogna: «Non è un reato mostrare i sentimenti»

BELLUNO. Non sarà la prima Unione civile del Comune di Belluno, ma di certo è la prima di cui si parlerà, almeno per un po’. Perché è così che vogliono Sabrina Paroni e Velia Collina, coppia di fatto da quasi quattro anni che sabato coronerà un amore sbocciato sulla soglia di una chat, poi coltivato a suon di spole tra Udine e Belluno e infine culminato in una convivenza che dura da oltre due anni. Sabrina ha 41 anni e fa la cameriera ai piani di un hotel, Velia ne ha 43 e fa l’operaia in una fabbrica elettronica. Saranno loro le protagoniste della prima unione al femminile del capoluogo.

«Ci siamo conosciute online, anche perché è difficile trovare i luoghi adatti per conoscersi in una zona come Belluno», racconta Velia, «la prima sera che ci siamo viste ho avuto una sensazione talmente evidente che le ho subito detto “non so dove, ma un giorno io e te ci sposeremo”».

Poi è arrivata la legge Cirinnà. «Appena è uscita le ho fatto la proposta», rigorosamente in ginocchio e con l’anello. La differenza con il “matrimonio” inteso in senso tradizionale, per loro, sta soltanto nella forma. «Per noi è un’unione come un’altra, con addio a celibato e nubilato separati», si aggiunge Sabrina, «io non posso parlare del vestito perché… Beh, lo sappiamo! », e le scappa un sorriso emozionato. «Per noi è un matrimonio a tutti gli effetti, anche se si chiama in un altro modo e anche se la legge è incompleta. Di fatto per le coppie omosessuali è stato un “buffetto” elettorale di cui ci siamo accontentati un po’ tutti. In realtà deve diventare l’inizio di un percorso: ora la legge c’è, ma va modificata e ampliata».

Dietro alla necessità di condividere questa storia non c’è la voglia di protagonismo. C’è piuttosto la sensazione di poter «lanciare un messaggio ad altre persone che, come noi, non si vergognano del proprio amore, ma hanno paura a mostrarlo in pubblico. Oltretutto ufficializzando la nostra unione non togliamo niente a nessuno e questo la gente deve iniziare a capirlo», sottolinea Velia, «c’è ancora il timore a esporsi per la paura di non essere accettati. Ma da quando sto con Sabrina non ci siamo mai nascoste e non abbiamo mai avuto episodi spiacevoli. Anzi, una volta una signora ci ha pure fatto i complimenti», segno che il Bellunese sa essere aperto e tollerante. «Da questo punto di vista siamo ancora un’isola felice, anche se un locale “Lgbt” non guasterebbe». Non tanto per ghettizzarsi, quanto «per stimolare chi ancora si nasconde a non avere paura. E poi sono certa che non verrebbe frequentato soltanto da persone omosessuali», esclama sicura. «Dicono che noi abbiamo il radar… Beh, il mio era rotto e se ci fosse stato un locale dedicato, per me sarebbe stato tutto più facile». Per loro diventerebbe ora un luogo di incontro e di confronto aperto a tutti, anche alle persone eterosessuali. Come aperta è anche l’associazione di cui fanno parte, “LaStellaPolare”.

Il matrimonio sarà celebrato alle 11. 30 a palazzo

Rosso. «Serve uno sconvolgimento, un cambiamento mentale», conclude la compagna, «non è accettabile che nel 2017 si abbia ancora paura di mostrare i propri sentimenti. Non stiamo parlando di fare atti osceni in luogo pubblico, ma della libertà di esprimere il proprio amore».
 

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