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il lutto

L’ultimo saluto a Elia: «Ciao mister sorriso, eri amato da tutti»

Parenti e tanti amici al funerale del ragazzo morto a Levego. Mamma Giorgia: «Ti apprezzavano per coerenza e maturità»

BELLUNO. Tutte le persone che hanno conosciuto Elia ricorderanno la sua gentilezza, la sua sensibilità e, in modo particolare, il suo sorriso. Lo ha sottolineato ieri, nella chiesa di Santo Stefano di Belluno, parroco di San Giovanni Bosco, don Guido Novella, nel corso del funerale di Elia Fiabane, il ragazzo di 21 anni che ha perso la vita giovedì nell’incidente stradale sulla strada provinciale 1 della Sinistra Piave, all’altezza di Levego. Ma, soprattutto, è stata la mamma Giorgia, abbracciata sull’altare al papà Alberto, a voler ricordare gli aspetti che più caratterizzavano la personalità del figlio: «Tutti ti volevano bene, figlio mio», ha detto, «e tutti ti apprezzavano per la tua coerenza, maturità e sensibilità. Una sensibilità che ti portava a essere schivo, forse per la paura che gli altri potessero in qualche modo ferirti». «Anche al lavoro eri amato», ha continuato, «e i tuoi colleghi ti chiamavamo “mister sorriso”. Non so come faremo senza di te. Io e papà ti dicevamo tutti i giorni quanto ti volevamo bene, a te e a tua sorella Claudia. Ed eri l’amore di nonna Wera. Sognavo di portarti un giorno all’altare e pensavo a quanto sarebbe stata fortunata la donna che tu avresti scelto e che, molto probabilmente, avevi trovato. Ora non ci sei più e non so come sarà domani. Un domani che è già oggi».

Commossa anche la predica di don Guido - celebrante su richiesta della famiglia di Elia e di don Lorenzino Menia, parroco di Santo Stefano - rivolta alle tantissime persone presenti alla cerimonia. La chiesa di Santo Stefano ha fatto fatica a contenerle tutte. Numerosi i giovani, coetanei e amici di Elia, riuniti insieme per dare a quest’ultimo, con il cuore, un ultimo abbraccio. Ad accompagnare il funerale anche il suono di un violino, che ha intonato, tra gli altri brani, “L’Ave Maria” di Schubert.

«Siamo qui per trovare un senso e una spiegazione a un evento doloroso», ha messo in risalto il sacerdote di San Giovanni Bosco, parrocchia di riferimento della famiglia del giovane. «Elia era pacato, riflessivo, amante della lettura e della letteratura, della cucina e della musica, fedele e preciso nel lavoro. A contraddistinguerlo era anche la sua curiosità, tanto che stava imparando il russo da un amico per leggere libri in lingua originale. Dal nonno Franco aveva eredito la passione per l’arte. Ed era molto legato alla sua famiglia: con il papà si lasciava andare a momenti di gioco sul divano, quasi a ricordare la sua fanciullezza».

«Dopo la morte del nonno aveva riscoperto la fede e la preghiera», ha aggiunto. «Con la sua fidanzata Gabriela aveva grandi progetti. Nell’ultimo viaggio a Firenze le aveva regalato una rosa, poi dimenticata sull’altare della Basilica di Santa Maria Novella. Un fiore che aveva deciso di non tornare a prendere, ma di lasciare proprio lì, su quell’altare».

Più di una volta la figura del giovane è stata accostata a quella del profeta che portava il suo stesso nome, Elia. Ed è stata scelta, non a caso, la lettura dal Primo Libro dei Re, quella
dedicata alla risurrezione del figlio della vedova. «Siamo vicini al dolore della famiglia», ha continuato, «e ci auguriamo che il figlio, nipote, amico e fidanzato possa presentarsi nei cuori dei suoi cari proprio come profeta, dando sollievo e speranza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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