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Scuola, prof da nominare ed edifici vetusti: la “Rete” di Belluno protesta

Gli “studenti medi” chiedono un futuro senza ombre e più fondi per l’adeguamento antisismico delle scuole

BELLUNO. Sicurezza delle scuole, mancanza di personale e di risorse, necessità di cambiare i programmi per renderli al passo coi tempi e tante incertezze sul futuro. Si è aperto, ieri, con le consuete difficoltà, il nuovo anno scolastico in provincia. E i primi a lamentare i vari disagi sono proprio gli studenti, che chiedono alla politica di fare qualcosa. «Chi torna a scuola oggi, vive un pericolo concreto», dicono Zeno De Giacometti e Piera Di Palma, rappresentanti della Rete degli studenti medi rispettivamente di Feltre e Belluno, «la messa in sicurezza delle scuole, soprattutto alla luce di un anno tormentato da scosse di terremoto e calamità naturali, come ci hanno ricordato le scorse giornate e la situazione critica vissuta a Livorno, deve essere una priorità. Allo stanziamento di fondi deve seguire un monitoraggio continuo e attento delle condizioni delle strutture scolastiche».

La carenza di fondi. A questo si aggiunge la «totale assenza di finanziamenti per il diritto allo studio, con il costo della scuola, anche per le famiglie in estrema difficoltà, che supera abbondantemente i mille euro annui a studente, tra libri di testo, trasporti e corredo scolastico. La risposta non può e non deve continuare a essere il mercatino del libro usato auto organizzato dagli studenti, a cui moltissime famiglie in difficoltà si rivolgono nei territori», dichiara De Giacometti.

La carenza di docenti. «Non si può tollerare che, al primo giorno di scuola, manchino all’appello oltre 100 insegnanti. Questo disservizio causa per settimane ritardi e va incidere sulla qualità di un intero anno scolastico», denuncia Di Palma. E la verità è proprio questa: le scuole di ogni ordine e grado devono fare i conti, come succede ormai da qualche anno, con la mancanza di parte del corpo docente necessario al normale svolgimento delle lezioni. Sono oltre un centinaio quelli che mancano all’appello, soprattutto nel sostegno. In questo settore mancano ancora quattro insegnanti all’infanzia e sei alle superiori, ma salgono a 41 alle medie e 32 alle elementari. Una situazione pesante che gli stessi dirigenti denunciano. «Siamo senza gran parte degli insegnanti di sostegno all’infanzia e alla primaria», dice Lucia Savina, che dirige il Comprensivo Belluno 3. Gli fa eco la collega Bruna Codogno, che presiede l’Ic “Tina Merlin”: «Ci mancano non solo insegnanti di sostegno, ma anche di altre materie. È una criticità di cui risentiamo. Per fortuna in questi giorni di avvio con l’orario ridotto riusciamo a sopperire a questa carenza con il personale presente. Almeno fino a sabato ce la facciamo; se l’emergenza dovesse continuare, da lunedì possiamo nominare dalle graduatorie di istituto».

Il personale Ata. C’è poi tutta la partita del personale amministrativo e dei collaboratori scolastici (Ata). Per i secondi si ignora ancora quando saranno siglati i contratti annuali per i circa venti posti ancora vacanti. Il timore è che si vada a fine novembre per avere il personale al completo.

Il timore dei sindacati. «Domani (oggi per chi legge, ndr) l’Ufficio scolastico provinciale farà le nomine annuali per i docenti dell’infanzia e delle elementari, poi i posti e le ore che avanzano saranno restituiti ai presidi che nomineranno dalle graduatorie di istituto», dicono Walter Guastella della Flc Cgil e Lorella Benvegnù della Cisl scuola. «Ma ancora non si sa nulla di quando saranno assegnati i posti per medie e superiori.
Speriamo entro la fine del mese, altrimenti le difficoltà per le scuole sono destinate a crescere».

Vaccini. Nei tre Comprensivi del capoluogo le famiglie hanno consegnato le auto dichiarazioni e qualcuno più diligente anche i certificati.

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