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Da Lamon fino a Voltago, tanti hanno provato la fuga dal Veneto

Nomi illustri come Cortina, ma anche i veneziani San Michele e Cinto Caomaggiore. Nessuno, nonostante i referendum, è arrivato alla discussione parlamentare

BELLUNO. Il voto del Senato per il ritorno alla “mari patrie furlane” arriva ad un mese dal referendum sull’autonomia del Veneto e della Provincia di Belluno, come obbedendo ad una legge del contrappasso. Ma è dal 1966, con la prima raccolta di firme grazie all’allora parroco friulano, che Plodn aspira al distacco dal Veneto. Il referendum si è formalizzato nel 2008.

Lunga, dunque, troppo lunga la tappa di avvicinamento.

Ma lo è ancora di più quella degli altri 30 Comuni di confine che sono andati a referendum, fin dal 2005, per l’aggregazione, chi al Friuli, chi al Trentino, chi ancora all’Alto Adige. Il primo è stato San Michele al Tagliamento, nel 2005, ma è mancato il quorum. Poi Lamon, nello stesso anno, e nel 2006 Cinto Caomaggiore. In entrambi i casi la consultazione è stata un successo, ma le due comunità sono ancora in attesa. Fallita, invece, la prova a Gruaro, a Pramaggiore e a Teglio Veneto.

Si passa dunque al 2007, con gli 8 Comuni dell’Asiaghese.

Tutto ok, ma tutto è ancora fermo. Arriva il 29 ottobre 2007, viene chiamata alle urne la Ladinia bellunese, con Cortina, Colle Santa Lucia e Livinallongo. Passa il quorum e passa il sì.

Il 10 marzo 2008 è la volta di Sappada e di Pedemonte (VI). Ok anche in questi casi. L’anno successivo ci prova Meduna di Venezia e cinque anni dopo, l’11 febbraio 2013, sette comuni bellunesi: Arsiè, Canale d’Agordo, Cesio Maggiore, Falcade, Feltre, Gosaldo e Rocca Pietore. Nessuno supera il quorum. In quell’anno ci provano pure Pieve di Cadore e Taibon Agordino. Solo Taibon salta oltre l’asticella. Nel 2014 Comelico Superiore e Auronzo non riescono a farcela, invece l’impresa riesce a Voltago Agordino.

I comitati referendari fanno leva sull’articolo 132, maturato con la riforma del Titolo V nel 2001. Articolo che “cattura” il popolo referendario di tutta la provincia; tra il 2008 e il 2009 vengono raccolte 20 mila firme, Palazzo Piloni dice sì al referendum di annessione al Trentino Alto Adige ma nel 2011 la Cassazione dice di no.

Il motivo? I confini sono definiti per legge internazionale. La Provincia, però, nel 2014, otterrà il riconoscimento di una specificità particolare dal nuovo Statuto regionale. Le Province di Trento e Bolzano e la Regione Trentino Alto Adige hanno sempre detto di no al passaggio dei comuni bellunesi di confine. Il no del Sudtirolo ha pesato anche sull’aggregazione dell’Altopiano di Asiago alla vicina regione. Tutt’altra disponibilità ha invece dimostrato il Friuli Venezia Giulia nei confronti di Sappada e di Cinto Caomaggiore, dando il proprio benestare, come peraltro lo ha dato il consiglio regionale del Veneto per Sappada. Nel tentativo di respingere l’assalto del Bellunese, Trento e Bolzano hanno accettato di co-finanziare il Fondo Brancher, poi trasformatosi in Fondo dei Comuni di confine che, sostanzialmente, ha preso il posto del Fondo Letta. Provvedimento quest’ultimo, però, che agiva anche sul confine orientale, ma che appunto è stato “spento”.

Il sottosegretario
bellunese Gianclaudio Bressa ha tentato, ripetutamente, di costituire un fondo anche con la partecipazione del Friuli per tutti i Comuni, da Sappada a San Michele al Tagliamento. Ma la presidente Serracchiani ha sempre detto che il Friuli non ha soldi per contribuire. (f.d.m.)

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