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L'identikit di Erostrato: neonazista col disturbo di personalità

Cesio. La procura ha il profilo di chi imbratta chiese e invia polvere bianca. «Cattolico, odia la chiesa e segue il criminale Breivik e l’indipendentismo sardo»

CESIOMAGGIORE. Erostrato non ha un volto. Ma almeno c’è un profilo criminologico. La sostanza trovata nella lettera gonfia di minacce al sindaco di Cesio, Carlo Zanella, e alla sua famiglia non è antrace. Ma non si sa ancora cosa sia: le analisi sono da completare, di sicuro non è pericolosa. La procura della Repubblica ha disposto una consulenza criminologica sul soggetto, che è accusato anche di aver imbrattato le chiese di Calliol e Sant’Agapito, il muro di cinta del cimitero e dei magazzini comunali e bruciato una legnaia a Morzanch, rivendicando l’incendio. È ormai dal 25 agosto che non si fa sentire e non combina qualcosa: probabile si senta braccato dalle forze di polizia.

Chi è. Erostrato è un uomo, di età compresa tra i 50 e i 60 anni. È alto almeno un metro e 85, altrimenti non sarebbe riuscito a fare quelle scritte blasfeme o minacciose con la vernice spray. È nato e cresciuto a Cesiomaggiore, diversamente non conoscerebbe certe località e non saprebbe diverse cose. Ma può darsi che sia un emigrante, che ha vissuto per anni all’estero. Si spiegherebbe così il fatto che scrive gli indirizzi in maniera molto particolare, con la città prima dell’indirizzo e del codice di avviamento postale.

In cosa crede. Ha avuto educazione cattolica, ma adesso odia la chiesa, da Papa Bergoglio al parroco don Andrea Piccolin, che sarebbero colpevoli di predicare l’accoglienza ai migranti. È razzista e d’ispirazione nazista, a giudicare dalle svastiche e dai richiami a Hitler trovati nelle missive scritte a pennarello rosso (anche al Corriere delle Alpi) con le lettere di un alfabeto simile a quello runico, pieno di spigoli. Odia neri, ebrei e omosessuali. I modelli sono due: il norvegese Anders Breivik, autore della strage di Utøya, vicino a Oslo e Salvatore Meloni, un attivista indipendentista sardo morto lo scorso 5 luglio, nel carcere cagliaritano di Uta, dopo 66 giorni di sciopero della fame. Non ha una cultura molto elevata, eppure si è dato il nome di Erostrato: un uomo comune, ma anche un inetto di duemila anni fa, che non riusciva ad affermarsi in niente. Per questo motivo diede fuoco al tempio di Artemide, una delle sette meraviglie del mondo nella mitologia greco-classica, facendo risuonare sopra le fiamme, per la prima e unica volta, il proprio nome. Effettivamente ha minacciato di bruciare una chiesa, dopo averne imbrattate due con la vernice spray, poi si è fermato.

Di cosa soffre. Potrebbe aver sofferto un trauma a sfondo sessuale. Ha un disturbo della
personalità, che si chiama schizotipico. Tra le caratteristiche, il disagio acuto e la ridotta capacità di relazioni intime, insieme a distorsioni cognitive o percettive ed eccentricità nel comportamento. Le indagini coordinate dal pm Marcon proseguono e contano di smascherare Erostrato.

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