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«Va benissimo il Pronto soccorso ma non abbasseremo la guardia»

Il progetto della Usl 1 per l’ospedale di Agordo in linea di massima è valutato in maniera positiva con i sindaci che però mettono le mani avanti in considerazione dei recenti, allarmanti segnali

AGORDO. «Quello che è certo è che non vogliamo diventare un ospedale di comunità».

Leandro Grones precisa di dichiararlo come sindaco di Livinallongo, senza per questo interferire nella valutazione che i colleghi faranno del progetto di Pronto soccorso dell’ospedale di Agordo, presentato dal direttore generale della Usl1, Adriano Rasi Caldogno.

«Stimo il direttore ed ho fiducia nel suo impegno per la sanità nell’Agordino», aggiunge Grones, «ma siccome possono intervenire circostanze che suggeriscono scelte diverse, è sempre meglio stare all’erta».

Ecco, tutti i 16 sindaci dell’Agordino stanno in una posizione di allerta: vogliono capire che cosa c’è, al di là del progetto del nuovo Pronto soccorso, nel futuro dell’ospedale di Agordo.

«Il progetto presentato è un passo in avanti», riconosce Sisto Da Roit, sindaco di Agordo, «quindi, in sé stesso, è un passo positivo; ma adesso dobbiamo vedere dove porta. Se è isolato, potrebbe non andarci bene, perché quello che vuole la nostra gente è il rilancio di un ospedale che sia puntualmente al servizio del territorio».

Nei prossimi giorni Da Roit convocherà i sindaci del distretto per una risposta formale a Rasi Caldogno. Nel frattempo, un comitato ristretto di amministratori sta perfezionando una proposta da sottoporre ai colleghi.

«Ho le mie idee ma non intendo anticipare né commenti e né altro», si schernisce Silva Tormen, sindaco di Taibon Agordino, «per rispetto degli altri amministratori. È infatti necessario uscire con una proposta condivisa e che sia costruttiva».

Una proposta vivamente attesa, in tutto l’Agordino, perché i sindaci, come si sa, hanno investito nel Pronto soccorso 2, 5 milioni dei fondi dei Comuni di confine.

La Regione aggiungerà 500 mila euro. «Non spettava a noi fare questo investimento, bensì alla Regione», precisa Da Roit, «è una scelta, la nostra, che va interpretata secondo la volontà dei fondatori di questo ospedale, che volevano garantire un servizio così essenziale il più qualificato e il più vicino possibile alla loro gente».

Oggi, invece, la constatazione di tutti (o quasi) è che sia in atto una pericolosa cura dimagrante del nosocomio agordino. «Via il laboratorio analisi», rileva Da Roit, «mentre nel progetto del Pronto soccorso è prevista una sala per questo servizio».

«Via il servizio per una corretta alimentazione», aggiunge Grones, «e via anche la segreteria di radiologia. Ci chiediamo, a questo punto, che senso abbia investire nel nuovo Pronto soccorso, se l’intenzione è quella di depotenziare l’ospedale». Non è escluso che il documento conclusivo dei sindaci preveda un sì al piano per il Pronto soccorso, ma condizionandolo a precise garanzie sul ripristino dei servizi ora allontanati, sul consolidamento dell’esistente e sulla prospettiva di nuove specialità.

«Tra l’altro», afferma Da Roit, «se il progetto presentato per certi aspetti ci rassicura, al tempo stesso ci rendiamo conto che forse un Pronto soccorso è un qualcosa di più». «Questa, in effetti», aggiunge Grones, «sembra una via di mezzo tra un Pronto soccorso ed un punto di pronto intervento come quello di Cortina». Da
Roit rassicura Rasi Caldogno: «Se il direttore ci garantirà che il Pronto soccorso rappresenterà un’inversione di tendenza per il nostro ospedale, che tra l’altro lui stesso ha dichiarato con gli accessi in aumento, non mancherà sicuramente il nostro apporto. Costruttivo, per l’appunto».

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