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«Scambio di provette in ospedale a Pieve e papà è morto»

Depone la figlia di Alberto Giacobbi nel processo per omicidio colposo a quattro medici: prosciolta l’infermiera

PIEVE DI CADORE. Scambio di provette e «il sangue diventa come cemento». Sono due i pazienti di cognome Giacobbi ricoverati in quel momento. Dopo le analisi, un errore fatale provoca una terapia diversa da quella richiesta. Un dosaggio inferiore dell’anticoagulante causa un’emorragia cerebrale e Alberto Giacobbi muore il 9 maggio 2014.

L’infermiera dell’ospedale di Pieve di Cadore indagata per questo sbaglio è stata prosciolta. La procura della Repubblica ha archiviato e ieri la donna ha potuto evitare di rispondere alle domande del pubblico ministero Gulli come testimone assistito, in mancanza del suo avvocato di fiducia che è all’estero.

Rinviati a giudizio per l’ipotesi di reato di omicidio colposo, invece, i medici Roberta Da Re, Daniele De Vido, Paolo Nai Fovino e Federica Vascellari.

Quest’ultima aveva in cura il paziente, mentre i primi tre l’hanno visitato. La vicenda è stata ricostruita in aula dalla figlia del 76enne storico e presidente dell’Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, Beatrice. L’uomo soffriva di crollo vertebrale, anche se inizialmente era rimasto bloccato per un violento mal di schiena. Si tratta di una lombosciatalgia grave: un dolore del nervo sciatico, che colpisce la zona vertebrale lombare e si estende fino ai glutei, alle gambe e anche a parte dei piedi, ma che non è fatale. In un primo momento, Giacobbi viene portato al Codivilla di Cortina, una struttura specializzata.

Ma, dopo poche ore, l’uomo è dimesso e rimandato a casa, malgrado fosse in condizioni così critiche da dover richiedere l’intervento dei vigili del fuoco, anche solo per salire le scale dell’appartamento.

Sicuri del fatto che il padre avesse bisogno di una struttura ospedaliera adeguata a superare questa crisi, i figli sono riusciti a trovare un posto nell’ospedale di Pieve, nel reparto di Medicina, dove Giacobbi è entrato il 15 aprile. Qui è avvenuto lo scambio di provette, che è stato descritto anche dall’allora direttore medico Raffaele Zanella e che può influire sul decesso per emorragia cerebrale. I difensori dei medici (Prade, Montino e Simona Ianese) sostengono che la diagnosi non sia questa, ma semmai vada ricollegata a problemi cardiaci. Nell’udienza di ieri, si è parlato anche di presenze in reparto o meno e di sigle dei singoli medici. Una parola definitiva sarà detta dai consulenti.

Il giudice Coniglio ne nominerà due a sua volta, che saranno chiamati a giurare e a ricevere
il quesito il primo dicembre: il medico legale e il cardiologo. Nel frattempo, venerdì 24 saranno sentiti due testimoni dell’accusa e altrettanti della difesa. Già acquisiti gli atti degli esami non ripetibili, a cominciare dall’autopsia fatta dopo la riesumazione della salma di Giacobbi.

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