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Sappada in pressing su Roma per saltare il “nodo Ciambetti”

Si intensificano i contatti per spingere sul passaggio in Friuli alla vigilia del voto alla Camera. L’incertezza su alcuni “dietrofront” a livello politico. Forza Italia e Gruppo Pd già chiari sul “no”

SAPPADA. Fiducia mista a preoccupazione a Sappada, alla vigilia del voto alla Camera sul distacco dal Veneto. Preoccupazione, appunto, perché l’incertezza aumenta di ora in ora. Oggi il sindaco Manuel Piller Hoffer farà recapitare l’ordine del giorno, votato sabato dal consiglio comunale, alla presidente Laura Boldrini.

Il consiglio, all’unanimità, ha sollecitato il rispetto della volontà popolare espressa attraverso il referendum del 2008. I referendari, dal canto loro, hanno incaricato un proprio rappresentante di consegnare ai capigruppo alla Camera sia l’ordine del giorno che la lettera dell’ex presidente del consiglio regionale, Matteo Toscani, che contesta le obiezioni mosse dall’attuale presidente, Roberto Ciambetti.

«Noi siamo fiduciosi», hanno ribadito ieri Alessandro Mauro, Danilo Quinz e Riccardo Breusa del comitato per il referendum «perché il Parlamento non può non essere democratico. E la democrazia è quella di cui Sappada ha dato prova sabato, con oltre 100 persone presenti al Consiglio comunale che hanno ribadito la volontà di ritornare in Friuli, pur ascoltando la posizione di contrarietà, espressa, peraltro, da una ristrettissima minoranza».

In queste ore, sia i referendari che l’opposizione “Sappada cambia” hanno preso contatti con parlamentari del Friuli per capire se ci sono dei ripensamenti e, in ogni caso, insistere sul voto affermativo del Senato, prima, e della Commissione Affari Costituzionali, poi.

«Abbiamo avuto la conferma», fa sapere il consigliere comunale Marco Santoro «della certezza che, dati i precedenti, non ci dovrebbe più essere impedimento di sorta per ottenere il passaggio di Sappada al Friuli». Sta di fatto, però, che è davvero pesante l’obiezione posta da Ciambetti, fino al punto da poter suggerire quanto meno una sospensione del voto per ulteriori approfondimenti. «È un atto indispensabile», puntualizza l’on. Simonetta Rubinato «per evitare che una volta approvata la legge sia il presidente della Repubblica a rimandarla al Parlamento. Come potrebbero essere la Provincia di Belluno o la Regione Veneto a fare ricorso».

Ciambetti, com’è noto, ha constatato che nei fatti manca il parere della Regione. I referendari, per contro, portano la tesi dell’ex vicepresidente Toscani, secondo cui la norma costituzionale in materia non prevede un parere specifico. Ma a pesare sulla seduta di domani in Aula, potrebbero essere anche dei fattori politici. Corrado Marin, deputato veneto di Forza Italia, ha riferito nei giorni scorsi, in audizione in consiglio regionale, che il suo partito su Sappada ha cambiato idea e che vanno seguite le indicazioni del presidente Ciambetti. Alessia Morani, vicepresidente del Gruppo Pd, ha annunciato il suo voto contrario al trasferimento di Sappada, per evitare che altrettanto accada per i suoi comuni delle Marche che vogliono trasferirsi in Emilia. Morani, si badi, è la vice del triestino Ettore Rosato. Matteo Renzi, nel corso del suo recente itinerario
in treno, avrebbe manifestato perplessità sul “caso politico” in cui è stata trasformata la vicenda di Sappada. E proprio per questo non ha voluto dire neppure un “et” a chi glielo ha chiesto insistentemente. Ma per i referendari, come abbiamo detto, i giochi sono ancora aperti.

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