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Sappada in Friuli: oggi non se ne parla

Pressioni più o meno trasversali sulla Boldrini perchè differisca il voto finale della Camera. Tempi sempre più incerti

SAPPADA. La preoccupazione dei referendari sappadini è più che motivata: oggi non ci sarà il voto in Aula. Non è detto che ci sia domani, più probabilmente entro una settimana. Numerose sono le pressioni sulla presidente Laura Boldrini affinché prenda tempo.

Ieri, per tutto il pomeriggio, tra l’Aula e la Commissione affari costituzionali si è discusso se il disegno di legge per il distacco di Plodn dal Veneto potesse andare al voto senza il benestare della Regione Veneto. Numerosi i dubbi, per cui si sta decidendo – e lo si farà appunto oggi – se la Camera chiederà direttamente alla Regione di pronunciarsi in termini definitivi oppure se il pdl è più opportuno che torni alla “Affari costituzionali” per un’audizione del vertice del Veneto. In un caso, come nell’altro, i tempi non sarebbero senz’altro brevi. Ecco perché ieri, ai piedi del Monte Peralba, c’era molta preoccupazione.

Preoccupazione che è aumentata quando, poco dopo le 14, il capogruppo di Forza Italia, Renato Brunetta, ha chiesto alla presidente Boldrini di approfondire tutta la vicenda. «Secondo la Corte Costituzionale», scrive Brunetta a Boldrini, «l’articolo 132 della Costituzione, che prevede il distacco di uno o più comuni da una Regione, onde aggregarli ad un’altra, stabilisce che ciò avvenga solo attraverso un procedimento speciale, plurifasico, approvato dal previo svolgimento di due adempimenti ulteriori rispetto a quelli legislativi ordinari» . Nelle stesse ore, ai parlamentari veneti di tutti i partiti, era arrivata una lettera dell’onorevole Naccarato del Pd che sostanzialmente chiedeva la stessa cosa sollecitata da Brunetta. I referendari di Sappada, per contro, facevano conoscere un parere di Daniele Trabucco, di Belluno, ricercatore di diritto pubblico all’università di Padova e docente di diritto internazionale a Milano, che sostanzialmente evidenzia l’irrilevanza delle argomentazioni portate dal presidente del consiglio regionale del Veneto, Ciambetti.

«Né il testo costituzionale in vigore, né la legge ordinaria dello Stato, né lo statuto della Regione Veneto», spiega Trabucco, «affrontano la fase della consultazione dei consigli regionali, dal momento che non prevedono un termine ed una forma predefinita nella quale essa si debba sostanziare» . Quanto alla forma del parere, secondo Trabucco, in assenza di precise indicazioni legislative «la valutazione non può che essere rimessa alla discrezionalità dell’organo interessato. Ritenere la mozione (quella del Veneto, ndr) come un atto non corretto ai fini dell’adempimento dell’obbligo imposto dall’articolo 132, appare un’interpretazione non solo non condivisibile, ma pure non statutariamente conforme».

Contro i tentativi del Veneto di prendere tempo è intervenuta ieri anche l’europarlamentare Isabella De Monte, con una lettera inviata alla Boldrini.

«La posizione del consiglio regionale del Veneto è del tutto strumentale», afferma, « si appiglia a cavilli senza fondamento. L’iter legislativo per il trasferimento di Sappada è corretto da ogni punto di vista e va portato avanti. Altrimenti ne va della credibilità delle istituzioni e della politica: non possiamo permettere che venga calpestata la sacrosanta volontà popolare».

Isabella De Monte è stata la prima firmataria del ddl. Riferendosi alla richiesta di sospensiva,
inviata alla stessa presidente Boldrini da Ciambetti, De Monte ricorda che «durante l’iter le commissioni hanno già certificato come non sia necessaria una legge costituzionale e acclarato l’orientamento favorevole di entrambi i consigli regionali».

Francesco Dal Mas

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