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Progetto da oltre un milione per Malga Fontana Secca

Quero, il Fai ha presentato il piano per far tornare a vivere i pascoli anche a Col de Spadaròt Nell’area teatro di una sanguinosa battaglia della Grande guerra si tornerà a produrre formaggi

QUERO VAS. A Monte Fontana Secca e a Col de Spadaròt ritorneranno i prati e con essi i pascoli, immersi nella natura di un paesaggio senza tempo, grazie ad un ampio progetto portato avanti dal Fai.

In occasione delle commemorazioni del Centenario della Grande Guerra e della battaglia di Fontana Secca, il Fondo ambiente italiano ha presentato in sala consigliare il progetto di recupero e valorizzazione di Monte Fontana Secca e di Col de Spadarot. L’area, di circa 150 ettari, era stata donata al Fai nel 2015 da Bruno e Liliana Collavo in memoria dei genitori, affinché venisse risistemato. Attualmente Malga Fontana Secca è composta di tre fabbricati rurali, dalle rovine di una vecchia stalla e dai resti di trincee militari risalenti al periodo della Grande Guerra: di Malga Col de Spadaròt restano invece solo pochi ruderi.

Oltre al valore della natura il luogo conserva anche il peso della storia: su queste vette si spinse infatti l’esercito italiano nel momento decisivo per la resistenza agli austriaci dopo la sconfitta di Caporetto. Il 21 novembre del 1917 si consumò così la battaglia di Fontana Secca, in cui persero la vita cinquecento giovani italiani, lungo quella via che è stata poi denominata Alta via degli Eroi.

A spiegare il progetto, alla presenza delle amministrazioni di Quero Vas e di Alano di Piave, è stato il vicepresidente del Fai, Marco Magnifico, il quale fin da subito ha sottolineato che «più si sale verso Fontana Secca e più inizia a farsi sentire un sentimento di commozione, consapevoli che questo è stato il teatro di una battaglia sanguinosa», spiegando che «l’obbiettivo del Fai è quello di riportare il pascolo in quelle zone».

Magnifico ha poi proseguito aggiungendo che, dopo l’acquisizione degli immobili, «l’intenzione è quella di riportare in vita lo stile architettonico di un tempo», senza dunque modificarne nessun aspetto, addentrandosi poi nella specificità del progetto, il cui costo è di 1 milione e 218 mila euro.

I lavori potrebbero iniziare nella primavera del 2018, ora si tratta di mettere assieme i finanziamenti. Il progetto si suddivide in tre parti: la prima riguarda il recupero paesaggistico e ambientale di entrambi i luoghi e prevede la riattivazione dei pascoli con la reintroduzione di bovini da latte e in particolare della razza Burlina per la produzione di formaggi tipici del territorio come il Morlacco e il Bastardo.

All’allevamento stagionale e alla produzione casearia si aggiunge la seconda parte, che riguarda la possibilità di pernottamento a bivacco: a questo scopo verranno restaurati e rifunzionalizzati gli edifici rurali, nei quali l’autosufficienza idrica ed energetica sarà garantita dall’utilizzo di fonti di energia rinnovabili.

La terza parte comprende la valorizzazione storica del sito: all’interno dei fabbricati uno spazio sarà infatti dedicato alla mappatura del fronte della Grande Guerra, grazie alla raccolta di documentazione del periodo e dei reperti bellici che verranno conservati per essere mostrati al pubblico.

Intanto oggi le iniziative a Quero per il centenario della Grande guerra giungeranno al culmine. Dalla 10 in p iazza Marconi si svolgerà la cerimonia civile, con l’alza bandiera, la deposizione della corona d’alloro alle lapidi del municipio
e il saluto del Sindaco Bruno Zanolla e delle altre autorità presenti. Il corteo, accompagnato dalla musica della banda Setteville procederà infine verso la chiesa, dove si svolgerà la messa, celebrata dal Patriarca di Venezia monsignor Francesco Moraglia.

Dante Damin

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