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È iniziata l’emorragia di medici di famiglia

Entro fine anno sei camici bianchi del distretto di Belluno andranno in pensione Allarme Usl: un’altra ventina di professionisti è destina a lasciare nel 2018

BELLUNO. Cinque medici di medicina generale del distretto di Belluno cesseranno la loro attività entro la fine di dicembre. Così per quest’anno saranno sei i professionisti che avranno terminato il loro rapporto di convenzione con l’Usl 1 Dolomiti. È iniziata, lenta, l’emorragia che nei prossimi 3-4 anni potrebbe ridurre il numero di camici bianchi dell’assistenza primaria in provincia. Al 31 agosto i medici erano 133 in provincia: 80 nel distretto di Belluno e 54 nel Feltrino. Erano 140 soltanto qualche mese prima.

Dei cinque che se ne andranno a breve, uno ha lasciato l’incarico per motivi personali, mentre gli altri quattro hanno deciso di andare in pensione, pur non avendo ancora raggiunto i 70 anni, l’età massima prevista per il ritiro dal lavoro. Si tratta di Domenico Marzio Fiori, che lavora nell’ambito territoriale dell’Alpago e che cesserà ill rapporto di convenzione il 30 novembre; Claudio Da Rech, Franco Dal Piva, Maria Carla Zovi finiranno il 31 dicembre; dopodomani, invece, sarà l’ultimo giorno di attività per la professionista Marina De Pieri che ricopriva un incarico provvisorio a Pieve e Calalzo di Cadore. L’estate scorsa, anche la dottoressa Letizia Sartori se n’è andata, lasciando la sua sede a Pieve di Cadore.

«Entro il 2018 se ne andranno circa 12 medici di famiglia nel distretto di Belluno e una decina in quello Feltrino», annuncia Giuseppe Barillà, referente della medicina integrata di gruppo del Longaronese-Zoldano che lancia l’allarme: «Per coprire i posti nelle zone difficili, come sono le parti alte della provincia, ci vuole almeno un anno e mezzo. E di medici ce ne sono sempre meno a causa del numero chiuso all’università e nelle scuole di specializzazione. E non dimentichiamo che, per accedere alla graduatoria regionale dalla quale le Usl attingono, i professionisti devono aver frequentato il corso triennale o aver conseguito l’abilitazione entro il dicembre 1994». «Qualche giovane medico che voglia lavorare qui», prosegue, «si inizia a vedere, ma è ancora poco. C’è il rischio che molti medici di famiglia decidano di andare in pensione prima dei 70 anni, mettendo così in difficoltà non solo l’Usl, ma anche i colleghi, costretti a prendersi in carico i pazienti che restano
scoperti, raggiungendo il limite massimo consentito di 1.800 utenti».

Intanto salgono a 11 le zone carenti di camici bianchi individuate dall’azienda sanitaria: tre in Cadore, altrettante in Agordino, una in Valbelluna e quattro nel Feltrino.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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