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Grones: «Dopo Sappada tutto è possibile»

Il sindaco di Livinallongo è tra i più convinti sostenitori del passaggio dei tre comuni ladini all’Alto Adige

LIVINALLONGO. Già nei prossimi giorni Leandro Grones, sindaco di Livinallongo, contatterà i colleghi di Colle Santa Lucia, Paolo Frena, e di Cortina, Giampietro Ghedina, per interpellare a Roma l’onorevole Bressa e il senatore Zeller.

Sono stati loro, infatti, a presentare i due disegni di legge costituzionale di iniziativa parlamentare sul ritorno dei tre Comuni Ladini in Alto Adige.

Il ddl di Bressa, alla Camera, non è stato neppure assegnato alla Commissione Affari Costituzionali, quello al Senato sì, ma l’esame non è ancora iniziato. E sono passati dieci anni dal referendum.

Lei si renderà ben conto che i tempi non ci sono per fare le valige?

«Certo, l’iter sarà ripreso all’inizio della prossima legislatura. Quella che si chiude è la XVII, il nostro iter iniziò nella precedente, sempre con Bressa, Zeller e, allora, anche il feltrino Vaccari».

Solo che nella XVI legislatura tutti e tre i ddl furono assegnati alla ‘Affari Costituzionali’, ma anche allora non discussi. Adesso sarà più difficile farsi avanti con il ddl di Bressa neppure incardinato?

«No, perché? Se c’è la volontà politica…».

Non c’è nemmeno quella, probabilmente. L’hanno fatto intendere prima Kompatscher e l’altra sera, a Cortina, Durwaldern.

«Dopo Sappada tutto è possibile».

Tutto o per tutti? Cioè per tutti i Comuni che hanno avviato l’iter parlamentare?

«Tutto è possibile, intanto, per noi ladini. Per gli altri credo che sia oggettivamente più difficile. Come per Sappada, noi abbiamo la storia dalla parte di Fodom. Colle e Livinallongo per mille anni sono appartenuti al Tirolo, per 400 Cortina. Vorrò proprio vedere il Parlamento ripetere che Sappada è stata un ‘unicum’».

D’accordo, voi partite subito. Ma Cortina vuole attendere i Mondiali del 2021. Il presidente Zaia ha anticipato che regalerà a Sappada i 500 mila euro della tapa del Giro d’Italia (ovviamente sapendo che in maggio il paese sarà ancora in Veneto e lui potrà salire con i corridori alle Sorgenti del Piave). Ma come fa, Zaia a sostenere l’immane sforzo del circo bianco se poi la ‘regina delle Dolomiti’ le volta le spalle.

«Intanto i soldi arrivano per la gran parte da Roma».

In ogni caso il Veneto non dirà mai un sì al distacco dei vostri 3 Comuni, in particolare di Cortina.

«Non mettiamo limiti alla Provvidenza. Noi, per esempio, abbiamo buone ragioni di ritenere che possa cedere anche la ritrosia del Trentino Alto Adige e di Bolzano in particolare».

Ma i trattati internazionali non rendono facile il cambio dei confini. Ci vuole una legge costituzionale.

«Se è per questo hanno appena modificato lo statuto, riconoscendo nuove prerogative ai ladini».

Ecco, appunto, voi ladini volete annettervi al Sud Tirolo o costituire, insieme ai ladini del Sella, una nuova Provincia, la Ladinia?

«Il referendum di 10 anni fa parla chiaro».

La secessione verso Bolzano, dunque. Ma il suo amico Silvano Parmesani, sindaco di Canazei, sta lavorando per la riunificazione dei 19 Comuni Ladini in un’unica realtà amministrativa.

«Sì, eravamo insieme fino al 1923. Vedremo. Questi processi hanno tempi differenti e noi non vorremmo aspettare chissà quanto».

Sia sincero. Fate tutto questo per i soldi?

«Assolutamente no. Io mi sento ‘todesc’. Ma non lo vede come mi abbiglio? È una questione di identità».

Non vi bastano o soldi del Fondo di confine?

«Francesco, ti prego, smettila con queste insinuazioni».

Scommetto che se il Veneto e la Provincia di Trento concedessero a lei e a Parmesani il collegamento tra Porta Vescovo e Passo Fedaia, poi su verso la Marmolada…

«Ti ripeto, smettila».

Chiedo scusa. Un’ultima provocazione. Ritornando in Sud Tirolo vorreste anche ricambiare il confine della diocesi?


«Perché no? Fino al 1964 eravamo un decanato – noi qui a Livinallongo – di Bressanone. Quel giorno il decano ci disse che venivamo incardinati nella diocesi di Belluno Feltre: Nessuno ne sapeva niente e tutti accettarono supinamente».

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