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lesioni e minacce 

Colpirono il vicino: «È una montatura»

SAN PIETRO. Accusatore a rischio calunnia. L’ha anticipato uno dei due difensori di Gian Romeo e Daniele De Zolt Gorio e quella di ieri, in tribunale, era soltanto l’udienza filtro. Gian Romeo è a...

SAN PIETRO. Accusatore a rischio calunnia. L’ha anticipato uno dei due difensori di Gian Romeo e Daniele De Zolt Gorio e quella di ieri, in tribunale, era soltanto l’udienza filtro. Gian Romeo è a processo per esercizio arbitrario delle proprie ragioni e lesioni; il figlio Daniele per minaccia aggravata. Ma i due considerano la querela una vendetta, dopo quella che loro avevano presentato per ingiurie e danneggiamento del portoncino di una casa. Per cominciare, il giudice Coniglio ha raccolto le liste dei testimoni e rinviato alla prima udienza del dibattimento del 28 maggio.

C’è una questione civilistica, alla base della vicenda in corso, che riguarda la spartizione degli spazi comuni di un’abitazione con tre alloggi, in Val Visdende, nel Comune di San Pietro di Cadore. Invece di andare dal giudice, Gian Romeo De Zolt si sarebbe fatto giustizia da solo, impendendo all’inquilino trevigiano Simone Marcon di uscire dall’androne della palazzina, chiudendo a chiave il portoncino e colpendolo alla testa con un pezzo di legno, tanto da costringerlo a rivolgersi al Pronto soccorso dell’ospedale di Pieve di Cadore. I medici gli hanno diagnosticato un mal di testa post traumatico. Il fatto è contestato il 29 settembre di cinque anni fa e la querela è stata presentata quasi tre mesi dopo: il 28 dicembre.

Quello stesso giorno Daniele De Zolt avrebbe preso un’ascia dal proprio motoveicolo Ape e si sarebbe rivolto a Marcon e a un’altra persona, dicendo loro «se vengo lì, vi faccio sentire come taglia». In questo caso, i tempi della querela sono stati ancora più lunghi: si parla del 21 febbraio di due anni dopo.

I due sono difesi dagli avvocati Scattolin e Convento del foro di Venezia. Il primo ha parlato apertamente
di montatura. Tutto deriverebbe da una querela dei suoi assistiti per il danneggiamento da parte di Marcon del portoncino, in una serata di festa. In quella stessa occasione, ci sarebbe scappato un bisognino. Lo stesso Marcon è parte civile con l’avvocato Menegon. (g.s.)

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