Quotidiani locali

centrocadore

Calci e pugni al pancione condannato un cadorino

L’uomo di origine pugliese era stato arrestato dai carabinieri tre anni fa La convivente non si è costituita parte civile e la bimba sta crescendo sana

CENTRO CADORE. Calci e pugni al pancione: due anni e sei mesi. Il 33enne di origine pugliese a processo per maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate alla convivente è stato condannato dal giudice Feletto. Il pubblico ministero Rossi era salita a tre anni, mentre il difensore Munerin puntava all’assoluzione da entrambe le accuse, ritenendo che, nel corso del dibattimento in tribunale, non si fosse arrivati alla prova. Una volta in possesso delle motivazioni della sentenza, presenterà appello, a Venezia.

La donna, che all’epoca dei fatti era in dolce attesa al quarto mese, non si è costituita parte civile. Non le interessava avere un risarcimento danni, ma solo giustizia, in ogni caso aveva anche ritirato la querela. Il procedimento penale è andato avanti d’ufficio, nel frattempo è nata una bambina, all’ospedale di Pieve di Cadore: è sana e cresce bene, il che in fondo è la cosa più importante.

L’uomo ha gravemente maltrattato la donna della sua terra con la quale viveva e che ha sei anni in più di lui. Ci sono stati degli insulti, ma anche delle minacce di morte. E quando erano soltanto parole andava tutto sommato bene. Perché il 3 ottobre di tre anni c’è stata anche un’aggressione fisica, dopo che l’uomo si era ubriacato in un bar del loro paese: calci e pugni al ventre della donna, che risultava essere incinta alla sedicesima settimana e si trovava in una condizione davvero molto delicata.

Lei è finita all’ospedale con dolori e contrazioni giudicate guaribili dal dottore di turno in cinque giorni, come riportato nel certificato medico. Non ci sono state altre conseguenze né per la futura mamma né per la sua piccola. Mentre per lui sono scattate le manette, dopo una telefonata ai carabinieri.

La donna era costretta a vivere in un clima di costante intimidazione da parte del padre di suo figlio, la sua esistenza era diventata insostenibile. Da aggiungere che l’imputato abusava di alcolici e non c’è dubbio che questo possa essere uno dei motivi che scatenavano la sua furia, all’interno della mura domestiche. Le parole, ma anche azioni tali da provocare le misure cautelari, come l’allontanamento dalla casa familiare.

Dopo l’audizione di tutta una serie di testimoni, a cominciare dai militari, che erano intervenuti quella sera, si è arrivati alla discussione finale. Il pm ha ritenuto provata la penale responsabilità dell’imputato e chiesto una condanna a tre anni di reclusione.
Dopo l’arringa del difensore e la domanda di assoluzione, il giudice Feletto si è chiusa in camera di consiglio e ne è uscita con una condanna a due anni e sei mesi, di fronte alla quale alla difesa non rimane altra mossa da fare che presentare appello e sperare in uno sconto di pena.

TrovaRistorante

a Belluno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista