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Dalla Regione un impegno a sostenere la sanità montana

I comitati per la salute di Cadore e Agordino strappano al consiglio veneto  un emendamento che li tuteli. «Un passo in avanti per garantire cure adeguate»

CADORE. «Garantire il sostegno e l’implementazione delle strutture e dei servizi ospedalieri nei territori montani per favorire la permanenza della popolazione residente».

È questo l’emendamento al Documento economico finanziario regionale che è stato votato dal consiglio veneto e che segna un punto importante a favore della sanità bellunese e soprattutto di quella delle terre alte.

«È un impegno importante che la Regione si è presa in vista della realizzazione delle nuove schede ospedaliere che saranno redatte il prossimo anno. È un impegno che tutela i nostri ospedali e la sanità in montagna, permettendo così ai cittadini di avere un servizio pari a tutti gli altri residenti veneti. È una promessa a non depotenziare le nostre strutture. E questo non è poco».

Sono contenti, ma ancora non cantano vittoria, i comitati per la tutela della sanità montana del Cadore e dell’Agordino i cui rappresentanti sono andati direttamente a Venezia per portare le ragioni del territorio e ribadire la necessità di una sanità in montagna che offra le stesso opportunità e servizi che in pianura.

Il gruppo, costituito dal sindaco di Santo Stefano, Alessandra Buzzo, dalle ex prime cittadine di Pieve di Cadore, Maria Antonia Ciotti e di Taibon Agordino Loretta Ben, da Guido Trento e da Natalina Micheli hanno incontrato diversi consiglieri regionali, facendo presente la situazione in cui versano gli ospedali di Pieve e di Agordo.

«Abbiamo ribadito che deve essere garantita la cosiddetta “golden hour” cioè la possibilità per un cittadino di poter raggiungere la struttura sanitaria più vicina e adeguata entro un’ora, per avere la sicurezza di essere salvato da eventuali traumi critici. Questo è possibile solo se ci vengono lasciati gli ospedali periferici con alcune specialità necessarie per garantire un intervento salvavita in tempi rapidi vale a dire la Chirurgia h24, la Radiologia, la Cardiologia, il laboratorio analisi e l’Anestesia. Tutti servizi che oggi nei nostri due nosocomi latitano».

Per fare questo, i comitati hanno già fatto alcuni conti evidenziando che la spesa non sarà eccessiva. «Non serve spendere grandi cifre, visto che le strutture e gli strumenti ci sono già, serve solo aumentare nel numero medici e paramedici. Si tratta di cifre che nel bilancio miliardario della sanità veneta rappresentano qualche centinaia di migliaia di euro. Quindi pienamente fattibile senza incidere troppo nel budget. D’altra parte», proseguono gli esponenti dei comitati, «questi servizi sono imposti dalla normativa».

Il confronto con i consiglieri regionali, quindi, è stato proficuo: l’emendamento è stato presentato ed è stato votato e approvato dall’intero consiglio regionale. «Si tratta di
un primo passo per il riconoscimento della specificità di questo territorio e delle esigenze di chi ci abita. Perché senza un servizio sanitario di qualità che garantisca le emergenze, lo spopolamento continuerà ancora il suo corso», concludono i comitati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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