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Davanti al giudice la banda dei furti di attrezzature

Partito il processo ai tre romeni che nel 2013 avrebbero messo a segno vari colpi Nella refurtiva prodotti per il giardinaggio e per il bosco ma anche auto e bici

FELTRE. La banda dei furti finisce in aula. Partito ieri il processo a Mihaita Tudorache e a Gheorghita e Marius Parvu, i tre cittadini romeni che quattro anni fa erano stati presi dai carabinieri della Compagnia di Feltre e denunciati per una serie di furti aggravati in concorso. Secondo la ricostruzione dei militari, i tre indagati erano stati intercettati a Pedesalto, nel territorio comunale di Fonzaso, dalle pattuglie delle stazioni di Lamon e Arsiè la notte fra il 29 e il 30 gennaio, quando ormai era l’una e mezzo. Viaggiavano a bordo di un’auto sulla statale 50 e probabilmente stavano per mettere a segno un altro colpo, da quello che si era dedotto al momento dell’intercettazione.

Nel bagagliaio e all’interno dell’abitacolo avevano infatti attrezzatura professionale da giardinaggio, costosa e non certo alla portata di tutti. E questo è bastato a insospettire i militari, che peraltro avevano in mano una lista molto dettagliata della refurtiva messa insieme dai ladri con i furti degli ultimi giorni; è bastato fare un piccolo e veloce inventario della merce ritrovata per arrivare alla conclusione che avevano a che fare con dei sospettati.

I tre sono difesi dall’avvocato Mario Mazzoccoli e nell’udienza di ieri è stato acquisito il fascicolo del pubblico ministero Rossi. Tecnicamente non si può parlare di un rito abbreviato, ma ci somiglia molto. È su questo che deciderà il giudice Riposati. Intanto, la procura della Repubblica contesta ai tre i furti di computer, monitor, decespugliatori, motosega e un furgone il 29 gennaio, alla Top Green di Feltre, dove avevano forzato una finestra; la macchina e due biciclette di una donna, nella notte fra il 28 e il 29, da un garage di Pedavena; del cavo elettrico e un amplificatore per autoradio che erano custoditi nella struttura degli impianti sportivi del Boscherai, sempre a Pedavena; il generatore di corrente dal capannone di due privati, a Fonzaso.

Solo a Gheorghita Parvu è contestato il porto abusivo di arma od oggetto atto a offendere. Nella circostanza, un coltello a serramanico lungo una ventina di centimetri, che è stato sequestrato.

L’udienza di ieri è servita soltanto a questa acquisizione degli atti in possesso del pubblico ministero. Una condotta del difensore che potrebbe presupporre la concessione di qualche
attenuante, se non proprio uno sconto di pena, in fase di sentenza di primo grado. Non ci sarà alcun bisogno di ascoltare testimoni e il procedimento si concluderà molto più velocemente, anche se solo a quattro anni di distanza dalle contestazioni.

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