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San Gregorio, l’integrazione funziona

Cooperativa Tempus e volontari provenienti anche da altre località si affiancano nell’accoglienza dei migranti

SAN GREGORIO NELLE ALPI. Bilal ha 27 anni, viene dal Pakistan ed è laureato in contabilità. In Italia vorrebbe fare l’insegnante. Malang ha 22 anni, è senegalese, gioca a calcio nella Plavis assieme ad altri 5 coinquilini e sogna di fare il panettiere. Issa ha 19 anni appena, è ivoriano e faceva il meccanico, ma qui non trova lavoro. Mouroulay è arrivato con lui, è il parrucchiere della “casa” e gli piacerebbe fare il calciatore.

Sono solo alcune delle storie dei 17 migranti ospiti a San Gregorio e assistiti, in un sistema del tutto eccezionale almeno per l’accoglienza diffusa nel Feltrino, da ben una trentina di volontari. E mica tutti paesani. C’è chi arriva dalla vicina Santa Giustina e chi dalla più lontana Belluno portandosi dietro l’esperienza maturata a Milano. Ad accomunarli è la stessa passione per l’integrazione.

La situazione è così felice che perfino Luca Galimberti, direttore della cooperativa Tempus di Fonzaso che gestisce l’ex albergo, ammette che «il coinvolgimento del volontariato a San Gregorio non si registra in nessun’altra delle strutture che abbiamo in gestione come cooperativa».

E che aggiunge dal suo punto di vista: «I ragazzi si sono sempre comportati bene e il risultato è un’integrazione evidente. Possiamo dirci fortunati, non hanno mai causato problemi di alcun tipo».

Molti dei giovani ospitati all’ex albergo Monte Pizzocco sono qui perché vogliono restare qui. Alcuni, come Bilal, non sapevano di volerlo, cercavano solo una via di fuga dalla guerra e dalla povertà. Altri invece, come il maliano Belco, di 21 anni, sono venuti qui proprio perché miravano all’Italia. Lui fa il cuoco e il contadino ed è il «capo orto coltivato dietro all’albergo», precisa Sandra Curti, ex assessore del Comune e coordinatrice dei volontari.

«L’età media dei ragazzi è di 23 anni, sono tutti africani tranne un pakistano. Soltanto uno di loro ha ricevuto il suo responso positivo dalla commissione, gli altri sono ancora in attesa».

Il comitato di volontari è nato spontaneamente per offrire ai richiedenti asilo lezioni di italiano aggiuntive, che hanno permesso a molti di farsi capire già dopo un anno di permanenza, ma anche laboratori di cucina e momenti di svago come feste e visite al territorio, ad esempio al museo etnografico di Seravella.

«I ragazzi hanno partecipato sempre volentieri anche a iniziative come il torneo di calcio della Zoca, o il Palio delle frazioni, ma anche i Grest estivi dove hanno potuto raccontare ai bambini e ai ragazzi le storie dei loro Paesi».

Bilal ha tenuto anche lezioni di finanza in lingua inglese ad alcune classi quarte e quinte superiori, oltre che aver tenuto laboratori per bambini in lingua. «Non si sono mai sottratti ai lavori di pubblica utilità», sottolinea Curti, «ora vorremmo portarli nelle scuole».

San Gregorio è piccolo e la loro presenza non è passata certo inosservata, ma si dice che alla fermata dell’autobus li salutino tutti: «La realtà di San Gregorio è eccellente», esclama Mario, uno dei volontari “foresti”, «San Gregorio è molto avanti da questo punto di vista».

Kevin ha 21 anni, è nigeriano ed è venuto in Italia per studiare. In Africa faceva il sarto e ha perso una notte di sonno per cucire le bandiere delle squadre del Palio. Karim arriva dalla Guinea del Sud, ha 20 anni e fa l’agricoltore. «Qui sono tutti gentili», ripete ricalcando le parole di tutti gli altri, «vorrei poter restare qui per continuare
a fare il mio lavoro».

Basil è il più grande: ha 33 anni e in Nigeria ha lasciato tre figli e la compagna. Non li vede da 2 anni. «Mi mancano molto e io manco a loro», racconta con timidezza in inglese, «voglio portarli qui il prima possibile».

Francesca Valente

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