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Un comitato per ricostituire l’antica Regola di S. Martino

VALLE DI CADORE. Primi passi verso la ricostituzione dell’antica Regola di Valle di San Martino. All’incontro in programma in municipio si sono presentati 60 discendenti degli antichi regolieri, un...

VALLE DI CADORE. Primi passi verso la ricostituzione dell’antica Regola di Valle di San Martino. All’incontro in programma in municipio si sono presentati 60 discendenti degli antichi regolieri, un dato incoraggiante, che nessuno si immaginava di raggiungere.

È toccato a Stefano Del Favero, membro del gruppo che ha organizzato l’incontro, illustrare questa opportunità e le motivazioni che hanno portato a valutare questa ipotesi.

Il desiderio di “risvegliare” l’antica Regola di San Martino, è nato dopo l’approvazione da parte del Parlamento Italiano di una legge che attribuisce maggiori poteri alle antiche Regole non solo cadorine, ma dell’intera montagna veneta.

«Il Comitato promotore», spiega Giacomo Da Fies, «per il momento è composto da cinque componenti. Queste persone si sono suddivise i compiti e ognuno si sta interessando per raccogliere il maggior numero possibile di elementi relativi alla Regola: c’è chi è chiamato a ricostruire l’anagrafe delle antiche famiglie, chi a trovare i documenti per conoscere le proprietà della vecchia regola, chi dovrà studiare la legislazione attuale, chi i rapporti con la Regione Veneto. Poi c’è il sottoscritto, al quale è toccato il compito di mappare le proprietà. Non sarà comunque un risveglio facile, perché la regola di Valle di San Martin è “addormentata” dal 1805, da quando, durante l’occupazione francese, le Regole furono soppresse e istituiti i comuni che iniziarono ad amministrare i loro beni».

Mentre le Regole, ampezzane, del Comelico, di Nebbiù e Vodo, nel 1948, subito dopo la promulgazione del decreto governativo n° 1104, si ricostituirono, quella di Valle è rimasta “dormiente” nonostante il fatto che, prima della soppressione, fosse la più importante: insieme a quelle di Suppiane, Vallesina, Perarolo, Caralte, Ospitale, Davestra, Termine, Nebbiù, Tai e Damós, infatti, costituivano la “Decania” o il “Centenaro”, una squadra che, in caso di guerra, era in
grado di fornire 100 soldati per la difesa comune.

Nel momento della sua scomparsa, tutti i documenti furono depositati nell’archivio della Pieve di San Martino, dove sono a disposizione dei membri del Comitato promotore. A gennaio il prossimo incontro. (v.d.)



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