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Messaggio di accoglienza dal vescovo Marangoni

Partecipata la Festa della restituzione alla cooperativa Arcobaleno Un impegno di cittadinanza attiva e solidale che ha commosso i presenti

FELTRE. «Restituiamoci il sogno di Dio: siamo più umani». Anche tra bellunesi ed immigrati, profughi in particolare, perché tutti figli dello stesso padre. È l’accorata invocazione che il vescovo di Belluno Feltre, don Renato Marangoni, ha rivolto ieri pomeriggio alla sua gente tramite i ragazzi della Comunità di Villa San Francesco, i sindaci che li accompagnavano ed i numerosi amici.

La fantasia di Aldo Bertelle, di Mariarosa Mario Da Rold e dei loro collaboratori, ha infatti partorito la prima “Festa della restituzione”, svoltasi alla Cooperativa Arcobaleno. Festa che ha visto sindaci e ragazzi sottoscrivere un contratto di “restituzione del bene ricevuto”. I minori, cioè, s’impegnano, una volta usciti dalle loro difficoltà, a diventare cittadini attivi, più solidali.

Era davvero singolare vederli ieri, questi ragazzi coccolati dai loro sindaci, dagli insegnanti, dalle bidelle delle scuole che frequentano, tra l’altro con molto profitto. E per chi non va a scuola ci sono le opportunità di lavoro in cooperativa, tramite l’Osservatorio della comunità. Lo stupore per quanto stava accadendo, tra le centinaia di presepi esposti per le prossime feste, ha indotto il vescovo Marangoni ha ricordare un momento della sua recente visita in Niger dai missionari bellunesi: c’era un bambino musulmano che, quando mi vedeva, anche 15 volte al giorno, mi vedeva incontro gridandomi “mon père, mon père”. «Qui in diocesi non me lo sono mai sentito dire» ha ammesso il vescovo.

“Restituisciti al mondo, prima che venga sera” era il tema della festa e quello del nuovo anno educativo intrapreso ieri in comunità. La commozione, fino alle lacrime, ha catturato i ragazzi, e di conseguenza i sindaci, il vescovo e tutti i presenti, Con la fascia tricolore sono intervenuti Paolo Perenzin, sindaco di Feltre, Maria Teresa De Bortoli, di Pedavena, Ornella Noventa di Lamon, Armando Vello di Lentiai, l’assessore Giulia De Mario di Santo Stefano di Cadore, la senatrice Raffaela Bellot, gli assessori di Gosaldo e Sospirolo.

«Volevo adottare i ragazzi che ho accompagnato qui, ma sono stati loro ad adottarmi» ha commentato Vello, condiviso dai colleghi. E il filosofo sindaco di Feltre ha additato l’esempio di Seneca che rinunciò alla fuga dal carcere per rispettare le leggi, fino al punto di accettare la cicuta. Esemplare il grande trittico disegnato da 18 ragazzi con i colori provenienti da ogni parte del mondo e dedicato alla solidarietà. Ragazzi che sono stati coordinati da Vico Calabro, il quale ha disegnato anche una stola indossata da monsignor Marangoni per la benedizione. E a proposito di “restituire” non sono riusciti a trattenere le lacrime i genitori di Francesco Businello, che donarono il cuore del figlio morto in un incidente per il primo trapianto in Italia. Il feltrino don Agostino Antoniol ha donato un piccolo bastone al “museo dei sogni” dell’Arcobaleno. «Me lo tirarono dietro, insieme ai sassi, nei primi giorni della nostra missione in Niger. Ma quando me ne sono andato, di recente, i musulmani hanno pianto insieme ai cristiani».

Ecco perché il vescovo Marangoni ha citato ripetutamente quel “mon père” quale auspicio di un nuovo clima in provincia. Bertelle ha colto la circostanza per far memoria di uno dei “garanti” della comunità, il vescovo Antonio Riboldi morto nei giorni scorsi.

La Comunità Villa San Francesco, dunque, nel compimento dei suoi 70 anni vuole restituire. «Tutte le nostre energie – ha detto la presidente Da Rold – sono
orientate a responsabilizzare ragazzi ed adulti, in un circolo di idee, proposte, suggerimenti, per sentire come urgente e indifferibile la necessità di restituire al mondo, inteso come umanità, quella parte vitale di noi stessi che tende all’infinito».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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