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Vicesindaco a processo per abuso d’ufficio

Santo Stefano. Nei guai anche un consigliere e la ragioniera: avrebbero pagato in contanti l’alloggio di servizio dei vigili stagionali

SANTO STEFANO DI CADORE. Soldi in contanti per pagare l’alloggio di servizio di un vigile stagionale: una gestione, secondo l’accusa, che differisce talmente dalle procedure standard da rendere necessaria la citazione in giudizio per il vicesindaco di Santo Stefano di Cadore Paolo Tonon, il consigliere comunale Lara Zandonella Piton e la ragioniera Dina Pomarè. Sono tutti e tre accusati di abuso d’ufficio per fatti accaduti nelle estati 2013 e 2014.

I dettagli di questa complessa vicenda verranno approfonditi il prossimo autunno. Ieri in tribunale a Belluno si è incardinato il processo che è stato immediatamente calendarizzato per ottobre 2018: il 17 verranno sentiti i testimoni dell’accusa, il 31 gli imputati e i testimoni della difesa.

Tutto è nato in seguito ad un esposto che denunciava presunte irregolarità sui “vigili stagionali” che avevano preso servizio a Santo Stefano di Cadore in quel periodo. Una prassi peraltro molto diffusa nei comuni di montagna: nel periodo estivo, in concomitanza con l’elevato afflusso turistico che interessa i comuni di Cadore e Comelico, sono numerose le amministrazioni che stipulano convenzioni con altri enti - ad esempio comuni trevigiani o padovani - per ottenere il distacco di agenti di polizia locale. Procedure regolate solitamente da una convenzione tra i due enti i cui dettagli possono differire di caso in caso.

Anche Santo Stefano di Cadore ha ottenuto per le stagioni estive 2013 e 2014 il “prestito” di un agente di polizia locale proveniente da Asolo.

Le indagini della Procura si sono però concentrate sull’alloggio assegnato al professionista per il periodo in cui ha prestato servizio in Comelico. I soldi necessari per pagare l’affitto dell’immobile, infatti, non risulterebbero in nessun capitolo di bilancio dell’amministrazione comeliana. Si tratta di una somma di 5 mila euro, necessaria a coprire le spese di quelle due estati.

Secondo l’accusa questi soldi sarebbero stati consegnati a mano alla locataria, senza lasciare da nessuna parte traccia di questo flusso finanziario.

Un’anomalia rispetto alle procedure standard che è costata a tutti e tre un’accusa di abuso d’ufficio, seppur in quel periodo ricoprissero ruoli differenti: politici, nel caso del vicesindaco e del consigliere; tecnico per quanto
riguarda la ragioniera.

Chi abbia materialmente consegnato questo denaro e perché l’abbia fatto verrà chiarito nel corso del processo. Tonon e Zandonella Piton sono difesi da Maurizio Paniz mentre Pomarè si è affidata a Valerio Piller Roner.

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