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«Pre-intesa con Venezia» ora Padrin spinge su Zaia

Il presidente della Provincia vuole sottoscriverla direttamente con il governatore Buzzo: «Dicano cosa ci danno senza un terzo di personale e a bilancio dimezzato» 

BELLUNO. La Provincia di Belluno, con Roberto Padrin, vuole sottoscrivere una pre-intesa sull’autonomia progressiva direttamente con Luca Zaia, il governatore.

La trattativa è iniziata con Gianpaolo Bottacin, l’assessore di competenza, il 18 dicembre, ma la prossima settimana si incontreranno direttamente i due presidenti.

«Il presidente sicuramente capirà la nostra impostazione obbligata» anticipa Padrin, facendo riferimento alla trattativa in progress, ritmata com’è dalla scarsità di risorse e di personale. «Non voglio polemizzare con Bottacin, ma non può pretendere», interviene Roger De Menech, del Pd «di assegnare alla Provincia il genio Civile senza il corrispettivo di dotazione finanziaria, spiegando che sono sufficienti i 18 milioni del demanio idrico. Queste sono risorse per altri capitoli di spesa».

Le nozze con i fichi secchi, insomma. Ecco perché la Provincia, sull’esempio della trattativa a Roma, si affida a Luca Zaia. «Il presidente Zaia», ci è stato detto dall’interno di palazzo Piloni «si è presentato da Bressa con la richiesta di 23 materie e dei nove decimi. Adesso, saggiamente, sta trattando per cinque materie e sta concludendo la pre-intesa».

Caccia e pesca è quanto ha chiesto già Padrin a Bottacin. Poi una parte della difesa del suolo, più avanti il turismo. «I bellunesi stanno reagendo con sarcasmo alle polemiche di questi giorni. Spero che i nostri politici ed amministratori, che peraltro so essere persone per bene», scende in campo Alessandra Buzzo, sindaco di Santo Stefano di Cadore e leader del Bard, «siano così intelligenti da smettere di tirarsi per la giacca e strumentalizzarsi a vicenda. Dicano chiaramente che cosa la Provincia può ottenere nella situazione data, con un terzo del personale in meno e il bilancio dimezzato».

Ma senza perdere altro tempo, insiste Buzzo.

Federico d’Incà, del M5s, è impegnato da due settimane a discutere la nuova Finanziaria. In Aula ci sta fino a 18 ore, come sentinella dei grillini. Confessa che non ha tempo di seguire le “polemichette” tra Regione e Provincia. Rivendica, però, una parte della paternità del nuovo Fondo di Confine, che in Aula ho lanciato per primo e che il collega De Menech, come espressione della maggioranza, ha portato a compimento. «Cose serie», insomma, fa intendere D’Incà.

Il Movimento per l’Autonomia continuerà, intanto, a fare da sentinella delle trattative sull’autonomia. Importante, al riguardo, sarà il passaggio della Provincia, attraverso i sindaci. «Padrin, il presidente, si comporta con realismo, come sta facendo anche Zaia al tavolo di Roma» riconosce De Menech, «quindi basta sterili polemiche» .

«Sì, questo tira e molla tra la Regione e la Provincia, e che tra l’altro non è affatto nuovo, diventa addirittura stucchevole», insiste Alessandra Buzzo. «Per l’autonomia della
Provincia abbiamo votato ancora il 22 ottobre e dopo 2 mesi è indispensabile sapere dove e come si andrà a parare, perché oggi l’impressione è che vada avanti la trattativa di Roma mentre Belluno sia fermo al palo. So che non è così ma lo si dimostri».

Francesco Dal Mas

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