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Contenzioso Enel sui canoni idrici la Provincia pagherà

In cinque anni Palazzo Piloni restituirà i due milioni di euro che la società ha versato in più. Svaluto Ferro non ci sta

BELLUNO. Si smontano le barricate. Si sciolgono come il ghiaccio lasciato inavvertitamente al sole. La Provincia pagherà ad Enel la cifra che la società ha chiesto per i canoni demaniali e rivieraschi versati in più dal 2011 al 2015. In quel periodo lo Stato aveva già rivisto le potenze delle concessioni per gli impianti, al fine di far rispettare il deflusso minimo vitale nei corsi d’acqua. Il decreto ministeriale è del 2003, la Regione Veneto ha attuato la norma nel 2016 e dunque Enel ha dichiarato di aver versato soldi in più alla Provincia (per i canoni) e al Consorzio Bim (per i sovracanoni).

Se si riduce la potenza di un impianto, infatti, si produce meno energia e dunque scende anche la cifra da pagare agli enti. Enel ha chiesto al Bim e alla Provincia di restituire quanto ha versato in più, e Palazzo Piloni si era impuntato: «Non pagheremo», aveva detto il consigliere Pierluigi Svaluto Ferro poco più di due mesi fa. Quello che voleva Svaluto Ferro era una battaglia politica, per difendere una terra «già ampiamente sfruttata nelle sue risorse idriche», ma nessuno lo ha seguito. Era con lui Ezio Lise, ma da oltre un anno non è più consigliere in Provincia.

Il 19 dicembre il presidente Padrin ha firmato un atto con il quale accoglie le proposte formulate dalla società. C’è stata una trattativa, infatti, fra Enel e Provincia, che si è chiusa con la disponibilità di Palazzo Piloni a pagare. Complessivamente si tratta di poco più di due milioni di euro, 1.767.823,76 per quanto riguarda il canone idrico di concessione e 235.771,17 euro di canone rivierasco versato in eccedenza.

I canoni sono relativi agli impianti Enel di Pelos, Soverzene, Gardona, Agordo e Fadalto. L’acqua viene rilasciata rispettivamente dalla diga di Santa Caterina, di Pieve di Cadore, di Pontesei, del Ghirlo e dallo sbarramento di Soverzene. Tutte le concessioni per questi impianti erano state rilasciate prima che la legge prevedesse l’obbligo, per il concessionario, di rilasciare il minimo deflusso vitale. Dopo la variazione normativa, nel 2006 è stata adeguata la potenza nominale media degli impianti, la quale determina l’ammontare del canone annuo dovuto dal concessionario. È allora che Enel ha chiesto al Consorzio Bim e alla Provincia di restituire quanto aveva versato in più fra il 2011 e il 2015.

«Se fosse per me, non restituirei un bel niente», tuona Svaluto Ferro. «La nostra provincia ha subito uno sfruttamento enorme dei suoi corsi d’acqua, tutta l’asta del Piave è artificializzata e ci chiedono anche di versare cifre pregresse? Almeno usassero i soldi per fare manutenzioni sul nostro territorio!».

Era una delle proposte emerse nel corso della trattativa. L’avevano messa sul tavolo gli allora consiglieri Grones e Lise. Ma Svaluto Ferro è convinto che bisognasse fare qualcosa in più: «Una battaglia politica, di tutto il territorio», continua. «A Sondrio, per esempio, sono riusciti a dimostrare che era la Provincia a dover avere più soldi, non il contrario. Qui invece abbiamo deciso di pagare. È ovvio che se tutti stanno zitti Enel fa i suoi interessi. Invece servirebbe aprire un tavolo, a livello nazionale con i nostri parlamentari, oltre che a livello regionale, per rivendicare i nostri diritti alla luce dello sfruttamento che abbiamo subito per anni sulle nostre acque». Magari si farà, questa battaglia, in futuro.

Per il momento la Provincia ha deciso di pagare. In cinque anni, a rate.
L’importo dei canoni di concessione sarà diviso in cinque tranche di 353.564,75 euro ciascuna. Tecnicamente si è scelto di compensare: Enel ridurrà l’importo dei canoni dovuti annualmente per coprire quei due milioni di euro che ha richiesto.

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