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Erostrato vuole una statua e rivendica due incendi

L’anonimo piromane di Cesiomaggiore torna a farsi vivo con una lettera al Corriere delle Alpi

CESIOMAGGIORE. Cesio bruciata come Troia? Riecco Erostrato, che puntuale come una vacanza, stavolta cita Enea, nella seconda lettera indirizzata al Corriere e piovuta ieri mattina nella buca delle lettere della redazione. Nessuna polverina bianca dentro, perché in fondo l’anonimo incendiario e imbrattatore vuole male solo ad alcuni paesani, tra i quali il sindaco Carlo Zanella e il parroco don Andrea Piccolin, per la loro politica di accoglienza dei migranti. Ma nella nuova lettera ci sono due rivendicazioni di altrettanti incendi, tra Pedavena e Cesio. A occhio, è un lettore abbastanza fedele del nostro giornale, però gli piacciono molto gli autori della mitologia greca. In questo momento il preferito è Virgilio, il poeta mantovano, che ha accompagnato Dante in Inferno e Purgatorio della Commedia.

Lettera di Erostrato al Corriere delle Alpi: i carabinieri in redazione L'anonimo piromane di Cesiomaggiore rivendica due incendi: seconda missiva inviata al nostro giornale. Il sopralluogo dei carabinieri in redazione con il vicecaporedattore Francesco Saltini e il cronista Gigi Sosso


Il messaggio scritto in uno spigoloso stampatello rosso, su un foglio di quaderno a quadretti si chiude con una citazione in latino dal libro II dell’Eneide: «Infandum renovare dolorem». La regina di Cartagine, Didone gli aveva chiesto della caduta di Troia ed Enea gli risponde «tu mi costringi, o regina, a rinnovare un indicibile dolore».

La rete racconta che è anche il titolo del disco di un rumoroso gruppo musicale kazhako, che si chiama Post Mortem, ma questo non dovrebbe c’entrare nulla. I precedenti messaggi farneticanti, con richiami ad Adolf Hitler o al criminale norvegese Anders Breivik, hanno lasciato il posto alla letteratura colta e anche su questo stanno indagando carabinieri della Compagnia di Feltre, fin dallo scorso mese di agosto.

La lettera è riconoscibile fin dalla busta. Passata per il centro di smistamento di Padova il 12 dicembre, è caratterizzata dall’indirizzo in blu con il codice di avviamento postale scritto per ultimo, come in tutte le altre. Viene aperta con cautela ma dentro c’è soltanto un foglio: niente polvere bianca, che a Cesio ha fatto scattare per due volte l’allarme antrace, d’estate in municipio e quest’inverno alla scuola media. Erostrato chiede, anzi esige una statua in suo onore «a espiazione delle colpe di Cesio» e sembra quasi seccato del fatto che non si sia dato risalto a un paio di rivendicazioni di altrettanti incendi: «Il rogo del deposito di inutilità zona Norcen e il rogo del primo capanno (sono due) a Morzan vicino alla legnaia». Il primo è quello in Val di Faont del 28 novembre e il secondo dei primi di agosto. Se qualcuno avesse dei dubbi, ha lasciato tanto di inneschi.

Il mistero principale è sempre stato il nome della polverina. Il laboratorio di Mestre, per non parlare di quello del Ris di Parma hanno escluso che si trattasse di antrace, ma senza andare oltre con la descrizione. Erostrato lancia stranamente un suggerimento: potrebbe essere del banale talco, cioè polvere assorbente, buona anche per le zone più sensibili dei piccoli. Quello che cambia è la firma: non c’è la Er cerchiata, ma una specie di doppia T con due triangoli. Non è la prima volta che compare questo simbolo, sia nelle lettere che in alcuni murales.

La costante è il procedimento seguito da Erostrato: incendio, rivendicazione (a volte tardiva) e lettera con o senza polvere. Il fascicolo aperto dal sostituto procuratore Marcon si arricchisce di una missiva, che è stata acquisita dai carabinieri.
 

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