Quotidiani locali

Centinaia di milioni per la sicurezza del territorio veneto

Bottacin presenta il bilancio di fine anno dell’assessorato  che si occupa di ambiente e aggiornamenti sulla specificità 

BELLUNO. Stop a nuove cave, 860 milioni di euro per la sicurezza idraulica, un piano “canadese” per la lotta agli incendi boschivi e un programma per bonificare le acque potabili inquinate dai Pfas. Si chiude un anno intenso per il settore ambientale del Veneto, ma anche per la Protezione civile, i due maggiori ambiti di azione dell’assessore regionale Gianpaolo Bottacin che ieri ha fatto il punto del lavoro svolto nel 2017.

Specificità. Si procede al rallentatore, perché la legge Delrio impedisce alle Province di assumere e mette in difficoltà Palazzo Piloni che, proprio in seguito alla Delrio, ha perso molto personale e in queste condizioni non è in grado di gestire un trasferimento massiccio di competenze. «Il presidente Padrin», ricorda Bottacin, «mi ha consegnato un documento con il quale evidenzia le difficoltà della Provincia. La Regione ha già approvato in giunta il trasferimento delle competenze su caccia e pesca e dell’intera difesa del suolo, ora si va in consiglio». Bottacin incoraggia le categorie economiche ad esprimersi, in particolare su turismo e agricoltura, perché: «I soldi arrivano dall’Europa e, per legge, le Province non vi possono accedere. Considerando che solo per il Psr si parla di 400 milioni di euro, io credo che occorra evitare di perderli». La Provincia di Belluno ha anche affidato alla Cgia di Mestre un approfondimento sulle risorse che arrivano a Belluno: «Bene», prosegue l’assessore regionale, «perché ci sono già vecchi studi che mostrano come la Regione dia a Belluno più dell’ammontare del gettito e più di quanto viene dato a Sondrio e Verbania dalle relative Regioni. In alcuni campi, come la difesa del suolo, distogliamo risorse agli altri territori per darle a Belluno». Sul piano nazionale post referendum il tavolo ha iniziato i lavori proprio dall’ambiente e Bottacin ha posto la questione delle concessioni idroelettriche: «Ho proposto che anche qui vengano adottati gli stessi provvedimenti approvati per Trento e Bolzano: alla scadenza della concessione la proprietà delle centrali passerà alle Province, fino a quella data la Provincia può chiedere tasse per il ristoro ambientale e il gestore è obbligato a trasferire parte dell’energia prodotta alla Provincia. E c’è un problema in più: «Con queste regole è chiaro che chi intende costruire un impianto idroelettrico non troverà più conveniente farlo a Trento e Bolzano e quindi negli altri territori le domande aumenteranno. Se riuscissimo ad adottare le stesse regole per noi sarebbe un salto di qualità notevole».

Difesa del suolo. «Continua la messa in sicurezza del Veneto», dice Bottacin che si sofferma sulla tutela delle acque che sta impegnando il Veneto in una importante azione di studio e bonifica delle aree inquinate dai Pfas: «Queste sostanze si trovano anche in altre Regioni italiane, ma noi siamo gli unici ad essersi mossi per risolvere il problema. Abbiamo fatto convenzioni con le Università di Padova e Verona e siamo ormai un punto di riferimento internazionale. Adesso l’acqua è pulita ma, a scopo preventivo, faremo installare dei filtri appositi a tutti i gestori veneti», Belluno compreso.

Sicurezza idraulica. Sono stati realizzati 400 interventi per 860 milioni di euro. Proseguono i lavori per realizzare alcuni bacini di laminazione e le procedure di appalto per quelli ancora da avviare. Il Veneto ha ottenuto 14 milioni per la messa in sicurezza della parte veneta del Tagliamento e poco meno di due milioni per la redazione del progetto esecutivo delle casse di espansione per le piene del Piave alle Grave di Ciano. Relativamente alla sicurezza del fiume Piave, negli ultimi anni sono stati investiti 109 milioni di euro di cui 86 milioni in provincia di Belluno. Bottacin ha accennato anche alle nuove opere per il collettamento e la depurazione del Lago di Garda e alle nuove procedure in materia di Valutazione di Impatto Ambientale, manifestando perplessità per le modifiche introdotte dalla normativa statale.

Cave. Nel 2018 il consiglio regionale affronterà sia il piano, sia la nuova legge (l’ultima è del 1982). Si prevedono concessioni per ulteriori 9, 5 milioni di metri cubi, ma solo nelle province di Vicenza e Verona. In tutte le altre, scadute le concessioni, non sarà più possibile avviare nuovi scavi.

Protezione civile. Rafforzato il rapporto con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco con una convenzione su formazione e addestramento. La Regione ora ha un piano per il soccorso sismico e i database di protezione civile. Undici gli stati di crisi regionali: il più grave a Cortina l’estate scorsa, Cavallino-Treporti e il litorale e Perarolo di Cadore. Infine, Bottacin ha parlato del nuovo piano antincendi boschivi, assolutamente innovativo, redatto in collaborazione l’Università di Padova e l’Arpav, e alla convenzione con i Carabinieri Forestali per la tutela del patrimonio agro-silvo-pastorale.

Perarolo. A margine del rapporto di fine anno, anche un aggiornamento sulla frana di Perarolo, dove si è tornati al codice giallo, cioè con il monitoraggio strumentale, ma non a vista, della frana. L’ultima riunione tecnica si è svolta il 22. Il progetto prevede la realizzazione di un drenaggio superficiale, per impedire alle acque di infiltrarsi nella frana di gesso favorendone il movimento. Il progetto costa circa un milione di euro e la Regione ha chiesto un finanziamento
statale, ma in ogni caso occorre intervenire al più presto. Va rivisto anche il piano per la sicurezza idraulica: una simulazione indica che la frana, nella peggiore delle ipotesi provocherebbe un’onda sul Piave fino a Longarone, quindi non sarà necessario chiudere i ponti più a valle.

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