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I carabinieri: «Erostrato vuole giocare»

La lettera inviata al Corriere delle Alpi è stata sequestrata: è autentica e contiene indovinelli come quello alla scuola. La procura: incendi limitati a baracche e legnaie

CESIOMAGGIORE. Erostrato è proprio Erostrato. La seconda lettera al Corriere delle Alpi non è di un volgare imitatore, malgrado quella croce satanica fatta da cani. Il mittente è l’anonimo incendiario e imbrattatore di Cesiomaggiore, anche se quelle due croci di San Giorgio sovrapposte con il simbolo dell’infinito ai piedi sembrano più due T maiuscole con altrettanti triangoli di sotto. Al diavolo tutti i simboli esoterici. I carabinieri della Compagnia di Feltre e la procura della Repubblica sono sicuri di questo e anche del fatto che l’uomo abbia superato la fase dell’estremismo neonazista, per cominciare a giocare con chi lo sta cercando ormai dalla scorsa estate. Si diverte con gli indovinelli e gli enigmi da “Settimanale enigmistica”, dei quali si preoccupa di fornire almeno una soluzione facilitata.

L’antrace delle lettere al sindaco Carlo Zanella e alla scuola media di Cesio è talco, con l’aggiunta di qualche altro innocuo ingrediente e non è difficile capire che è Enea a dire alla regina di Cartagine, Didone «tu mi costringi a rinnovare un indicibile dolore». Basta andare su internet, su qualsiasi motore di ricerca, per estrarla dal libro II dell’Eneide di Virgilio. Erostrato è un amante dei classici o uno studioso da Wikipedia? Non c’è ancora una risposta esatta al rebus. Peraltro il tema del gioco era già venuto fuori nella missiva all’istituto scolastico del suo paese, dove si citava nientemeno che Giocagiò, un programma televisivo trasmesso dal Programma nazionale della Rai, nella seconda metà degli anni Sessanta. Questo farebbe pensare a una persona di una certa età, a meno che non abbia la passione per i media di altri tempi. Quando trasmettevano in bianco e nero e non c’erano alternative commerciali, negli altri bottoni del televisore.

Il suo desiderio più ardente, è il caso di dire, è una statua honoris causa a Cesiomaggiore, che potrebbe essere l’assoluzione per le colpe di Cesio. Il sindaco Zanella e il parroco don Andrea Piccolin sono accusati di essere troppo indulgenti con i migranti, ma di fatto in paese non ce ne sono di richiedenti asilo. Nessuna struttura di accoglienza, nessuna politica particolarmente indulgente verso gli stranieri.

E sembra scocciato, perché gli sembra quasi che non siano abbastanza valorizzati gli incendi che avrebbe appiccato. Gli investigatori sono convinti che se ne sia intestato qualcuno di troppo. Arrivano a questa conclusione, perché in alcuni casi è molto preciso e in altri francamente vago.

Nella lettera recapitata alla nostra redazione, sequestrata ieri dai carabinieri,
si parla di quello del «deposito di inutilità zona Norcen» e del «primo capanno (sono due) a Morzan vicino alla legnaia». Attenzione che i due inneschi c’erano. Il sostituto procuratore Marcon è convinto che non si vada oltre come bersagli, ma nessuno conosce bene Erostrato.



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