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Perarolo, la frana si muove «Bisogna intervenire»

Il sindaco Svaluto Ferro: «Dobbiamo drenare le acque che la attraversano» Appello alla Regione: «È doveroso trovare il milione di euro necessario»

PERAROLO. Eppur si muove. La frana di Busa del Cristo non è rimasta inerme sotto la coltre bianca di 20 centimetri caduta in Cadore. La strumentazione di controllo ha avvertito che quei 100 mila metri cubi di terra, in movimento dal monte Zucco, stavano pulsando. «Nulla di preoccupante, per la verità, ma la priorità assoluta che abbiamo», conferma il sindaco Pierluigi Svaluto Ferro, «è quella di intercettare le acque che attraversano il corpo di frana e di drenarle. Un po’ come si è fatto in Alpago con la frana del Tessina. Secondo i geologi che in queste settimane hanno perlustrato il versante mobile di Perarolo bisogna intervenire in fretta, prima cioè del disgelo».

Sarà mai possibile? Ecco il grande interrogativo che si pongono gli abitanti di Perarolo e, in particolare, i 22 cadorini, distribuiti in otto famiglie, che rischiano la profuganza ad ogni precipitazione più voluminosa delle precedenti. “Delocalizzazione”: ecco il vocabolo che da qualche tempo più agita la comunità di Perarolo e che la spinge a sollecitare gli interventi finalmente risolutivi. «Di risolutivo, come ci spiegano gli esperti», interviene il sindaco, «non c’è probabilmente nulla o, quanto meno, ben poco. Ma questa frana può essere mitigata».

E la prima misura di mitigazione è proprio il drenaggio delle acque che la movimentano. Un progetto in tal senso è stato studiato dai tecnici della Regione Veneto. Comporta un milione di euro di investimento in opere di sicurezza. Risorse, però, che la Regione non ha e che i suoi amministratori stanno cercando; a cominciare dall’assessore Bottacin.

«Ci rendiamo ben conto», mette le mani avanti il sindaco Svaluto Ferro, «che in due o tre mesi è impossibile trovare i soldi, perfezionare il progetto, appaltare e realizzare i lavori. È però possibile, anzi, doveroso, cercare il finanziamento e quanto meno appaltare l’opera».

Il sindaco ricorda a questo riguardo che in realtà la frana insiste sul territorio di Valle di Cadore, ma Perarolo avverte la responsabilità di doversi fare carico direttamente di questo impegno, perché ne va della sicurezza sua e di quella delle altre comunità a valle.

Nelle ore della grande nevicata che costringeva i cadorini a restare in casa, Svaluto Ferro ha avuto modo di prendere visione di un vecchio almanacco che raccontava della grande distruzione del 14 ottobre 1823. Allora cadde una grande frana a monte di Perarolo che ostruì il Boite. La diga resistette per poco tempo e, quando esplose, le acque portarono via mezzo paese, con gravi distruzioni anche a valle. «Vorrei che tutti avessero la consapevolezza di ciò che potrebbe accadere se si ripetesse oggi una analoga “apocalisse”. Ecco perché si pone l’urgenza di interventi immediati».

È evidente che nell’attesa di un cantiere così importante bisognerà implementare le “berlinesi”, in modo da ingabbiare il corpo franoso,
dopo, però, averlo rimodellato. La massa, complessivamente, arriva a 300 mila metri cubi. La quota più pericolosa è di circa un terzo. Non meno urgente, secondo Svaluto Ferro, è perfezionare il sistema di controllo che peraltro già oggi è molto puntuale.

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