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Pavaroi, i fuochi si faranno senza pericoli

Dallo Zoldano all’Agordino si prepara l’antico rito dell’Epifania: la neve scongiura il rischio di incendi

VAL DI ZOLDO. L’anno scorso era la siccità a rendere quasi proibitivi i “pavaroi” della Befana, la sera del 5 gennaio. Quest’anno, all’opposto, sarà la neve, ancorché le abbondanti precipitazioni abbiano alleggerito le misure di sicurezza. Pericolo d’incendio, infatti, non ce n’è.

In Val di Zoldo l’antica tradizione si ripeterà quest’anno nello spiazzo della zona artigianale. I volontari si sono già attrezzati per mettere in sicurezza tutta la legna disponibile. «Ovviamente abbiamo mobilitato i vigili del fuoco volontari, ma sappiamo che non ci saranno pericoli di sosta. Altre disposizioni non ne ho date», conferma il sindaco Camillo De Pellegrin, «perché non c’è la necessità. Invece mi sono raccomandato che non si brucino materiali inquinanti, neppure le gomme. Ma per come conosco gli organizzatori so che posso contare sulla loro responsabilità». Non mancherà qualche iniziativa privata, come a Pralongo, mai falò saranno di ridotte dimensioni.

De Pellegrin ha cercato di evitare il ricorso alla burocrazia, che invece è stata chiamata in campo in altre valli.

A Cibiana, sotto il Monte Rite, la tradizione dei “paveroi” quasi non esiste, invece un gruppo di Trevigiani ha importato quella del “panevin”. La vigilia dell’Epifania, infatti, alcuni villeggianti procederanno all’accensione di un loro fuoco epifanico. Viva e popolare, invece, l’attesa nell’Agordino e in particolare nel capoluogo Agordo. Anna Magro, la dinamica presidente della sezione Cai, ha chiesto l’autorizzazione in Comune per accendere uno dei “paverui” al centro del Broi. L’autorizzazione è stata richiesta seguendo la procedura esigita per i pubblici eventi, nel rispetto delle norme di sicurezza. La neve ha facilitato il compito organizzativo, perché non ci sono pericoli d’incendio. Ma il Cai ha dovuto allertare i vigili del fuoco volontari che, infatti, presenzieranno all’evento. Alle 17.30, l’ora dell’accensione, si illumineranno anche numerose vette. Circa una decina quelle scelte dagli scalatori e scialpinisti del Cai che saliranno in quota per accendere paverui quasi virtuali. «È evidente che non possiamo salire con la legna ma i nostri amici», fa sapere, «si porteranno appresso le torce, in grado di bruciare per una decina di minuti. Le loro fiamme non saranno giallo-arancione ma rosse, quindi risalteranno ancora di più nell’oscurità della sera».

I volontari del Cai e del Soccorso alpino porteranno sulle vette – le principali della valle, almeno quelle
scalabili senza correre rischi, che quest’inverno sono aggravati dalla neve – un messaggio di speranza, di fiducia.

«Ci auguriamo un 2018 che sia meno negativo», sintetizza la presidente Magro. «Un anno di definitiva uscita dal tunnel della crisi». (f.d.m.)



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